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Pacentro: il borgo del Castello Caldora ai piedi della Majella
Tre torri merlate, Corsa degli Zingari, le radici di Madonna: il borgo medievale tra i più belli d'Italia nella Valle Peligna

Tre torri quadrate, viste da lontano, in cima a uno sperone roccioso a 700 metri di quota. È quello che vedete avvicinandovi a Pacentro da Sulmona, ed è il primo segnale che state arrivando in uno dei borghi più belli d'Abruzzo. Pacentro è iscritto nel club dei Borghi più Belli d'Italia, fa parte del Parco Nazionale della Majella, è il paese dei nonni paterni della cantante Madonna (la famiglia Ciccone), e ogni prima domenica di settembre diventa il palcoscenico di una delle tradizioni più viscerali e sopravvissute d'Italia: la Corsa degli Zingari, gara podistica a piedi nudi che si svolge da oltre 560 anni in onore della Madonna di Loreto.
Ma è anche, semplicemente, un borgo medievale magnificamente conservato dove camminare tra vicoli acciottolati, portali bugnati, palazzi rinascimentali, e dove il rapporto tra pietra naturale e pietra costruita è così armonioso che il paese sembra essere cresciuto dalla montagna stessa. In questa guida vi raccontiamo Pacentro a 360 gradi: la storia, il Castello Caldora-Cantelmo, le chiese, i palazzi nobili, la Corsa degli Zingari, le rievocazioni storiche, e tutto quello che serve sapere per pianificare una visita.
Dove si trova Pacentro
Pacentro si trova nella provincia dell'Aquila, sul versante orientale della Valle Peligna, alle pendici del massiccio del Monte Morrone. È praticamente la porta occidentale del Parco Nazionale della Majella: a pochi minuti dal centro storico si entra nel Parco, e a un'ora di trekking si raggiungono già i 1.500 metri di quota.
Il borgo è arroccato a 700 metri di altitudine (alcune fonti indicano 690 m), ma il territorio comunale si estende dai 430 metri del fondovalle ai 2.793 metri della vetta del Monte Amaro — la seconda dell'Appennino dopo il Gran Sasso. Conta poco più di 1.200 abitanti, è collegato a Sulmona con appena 9 km di strada in salita (15 minuti di auto), e dista circa 30 minuti dall'uscita autostradale di Pratola Peligna-Sulmona (A25).
Le origini: dal duca spoletino a Jacopo Caldora
Pacentro è citato per la prima volta in un documento dell'VIII secolo, quando viene donata al monastero di San Vincenzo al Volturno da parte dei duchi spoletini. Una leggenda di matrice troiano-virgiliana, raccolta da tradizioni locali medievali, vuole invece che il paese sia stato fondato da Pacinus, eroe troiano lasciato da Enea sulle rive del Tevere e poi giunto ai piedi del Monte Morrone. È una di quelle storie di fondazione mitica che gli abitanti raccontano senza prenderle troppo sul serio, ma con un certo orgoglio.
Tra il X e l'XI secolo, in seguito alle scorribande di Saraceni e Normanni nella Valle Peligna, numerose case e chiese vengono edificate intorno al castello e si assiste a un miglioramento dell'economia del borgo. Nel 1170, il Catalogo dei Baroni del Regno di Napoli attesta che Pacentro è abitato da 48 famiglie.
Il periodo caldoresco (1270-1464)
L'epoca d'oro di Pacentro coincide con il dominio della famiglia Caldora, una delle dinastie feudali più importanti del Regno di Napoli durante il conflitto tra Angioini e Aragonesi per il trono. La famiglia Caldora, di origine francese, era arrivata in Italia meridionale al seguito di Carlo I d'Angiò nel XIII secolo. A Pacentro fissarono uno dei loro feudi principali.
Il personaggio più celebre è Jacopo Caldora (Castel del Giudice, 1369 - Colle Sannita, 1439), condottiero di levatura europea: combatté per Giovanna II di Napoli, poi per Renato d'Angiò, fu Conte di Trivento e Signore di numerose terre tra Abruzzo e Molise. Sposò la contessa Covella di Celano, nobildonna potente e influente della Contea dei Marsi. Uomo colto oltre che soldato, amante della poesia, preferiva farsi chiamare semplicemente "Jacopo". Sotto la sua guida, Pacentro raggiunse l'apice della propria importanza politica e architettonica.
Il periodo caldoresco si chiude nel 1464, quando la vittoria definitiva degli Aragonesi sotto Ferrante d'Aragona porta alla sottrazione dei feudi al figlio di Jacopo, Antonio Caldora. Da quel momento Pacentro passa di mano a varie famiglie: Cantelmo, Orsini, Colonna, fino ai Barberini di Maffeo (futuro Papa Urbano VIII).
Il Castello Caldora-Cantelmo: il simbolo del borgo
Il Castello Caldora (talvolta indicato come Castello Cantelmo-Caldora per riconoscere il contributo della famiglia Cantelmo nelle decorazioni successive) è il monumento-simbolo di Pacentro e una delle fortezze medievali più riconoscibili dell'Abruzzo.
Storia costruttiva
XI secolo: prima fase costruttiva ad opera dei Normanni, che fissano qui un avamposto strategico per il controllo della Valle Peligna.
XIII secolo: viene innalzata la grande torre nord-est — il "puntone" del castello originario, che aveva pianta triangolare.
XIII-XIV secolo: parziale distruzione per opera di Federico II di Svevia, nel quadro delle sue campagne militari nel meridione.
XV secolo: il condottiero Jacopo Caldora potenzia e restaura il castello, aggiungendo le tre torri quadrate principali. Il complesso assume la pianta quadrangolare attuale.
Successivamente: i Cantelmo e gli Orsini aggiungono decorazioni, stemmi di pietra, ghirlande, e completano le merlature.
1706: un grave terremoto danneggia le merlature e parte delle strutture.
Età moderna: lungo abbandono.
1957: il castello passa di proprietà al Comune di Pacentro.
Dagli anni '60 in poi: ampi restauri e consolidamenti rendono buona parte del castello nuovamente visitabile.
Architettura
Il castello presenta una pianta quadrata con:
Tre torri quadrate (originarie del XV secolo) e tre torrioni cilindrici (aggiunti nel secolo successivo).
Doppia cinta muraria: quella esterna più recente e meglio conservata, quella interna più antica e in parte rovinata.
Ponte levatoio di accesso, con due torri di controllo all'imbocco.
Fossato profondo attorno al perimetro.
Feritoie per cannoni lungo le mura, segno di adattamento alle nuove tecnologie militari del Rinascimento.
Le tre torri principali
Torre del Re (nord-ovest, dietro il ponte levatoio): prende il nome dalla tradizione che voleva il feudatario affacciarsi su di essa in rito cerimoniale dopo aver preso possesso del castello.
Torre Fantasma (nord-est): così chiamata per una leggenda popolare che ne vuole abitata da un'apparizione femminile. La torre conserva un curioso fregio scolpito di donna, secondo alcuni storici un ritratto di Rita Cantelmo, madre di Jacopo Caldora.
Torre d'Assedio: la terza torre principale, di funzione difensiva.
La vista
Dalle torri lo sguardo abbraccia tutta la Valle Peligna — Sulmona, Pratola, Corfinio, le pendici della Majella — e nei giorni più chiari arriva fino alle pendici del Gran Sasso. Sul retro, il massiccio della Majella sembra a portata di mano. È una delle viste più memorabili dell'intero Abruzzo, particolarmente al tramonto.
Il castello è visitabile su prenotazione. Per orari aggiornati, contattare il Comune di Pacentro o l'Ufficio Turistico locale.
Il centro storico: un museo a cielo aperto
Il centro storico di Pacentro si snoda come un serpente di pietra dalla base del castello fino al fondovalle. È strutturato secondo lo schema medievale tipico: strade strette, scalinate, vicoli che si aprono inaspettatamente su piazzette panoramiche, archi che collegano edifici, porte urbane che delimitano l'antica città murata. Tutto è in pietra calcarea locale, lo stesso materiale della montagna circostante — "pietra nella pietra", come dicono giustamente gli stessi pacentrani.
Le chiese
Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore (XVI secolo): la principale del paese, con facciata decorata da cornicione lavorato, meridiana visibile, e interno con volta interamente decorata da stucchi. Ricco pulpito ligneo barocco. Si affaccia su una graziosa piazza-salotto.
Chiesa della Madonna di Loreto (fine XVI secolo, facciata restaurata XIX secolo): la chiesa-cuore della Confraternita della Madonna di Loreto e punto di arrivo della Corsa degli Zingari. All'interno, una nicchia centrale conserva l'icona della Madonna di Loreto, alla quale è dedicata la tradizione della Corsa.
Chiesa della Misericordia (XV-XVI secolo): custodisce un patrimonio artistico che attraversa i secoli, con altari devozionali e portali lavorati.
I palazzi nobiliari
Pacentro conserva una notevole rete di palazzi nobili, testimoni della prosperità del borgo dal Cinquecento all'Ottocento:
Palazzo La Rocca — oggi sede del Municipio.
Palazzo Avolio
Palazzo Tonno (XVII secolo)
Palazzo Massa
Palazzo Granata, con imponente portale monumentale.
Palazzo Simone
Tutti accessibili dall'esterno camminando per il borgo. Alcuni occasionalmente aperti al pubblico per eventi culturali.
Le curiosità: il Canaje, la Preta Tonna, le pitture rupestri
Pacentro ha alcune curiosità urbane uniche:
Il "Canaje": l'antico lavatoio del paese, situato nella salita verso il castello. Ha pianta a mandorla, è realizzato in pietra locale, e fu usato dalle donne del paese fino a metà Novecento. È un piccolo monumento di antropologia del lavoro femminile.
La "Preta Tonna": una grossa pietra cava, di forma circolare. Aveva una doppia funzione: serviva come misura per il grano nel mercato, e come strumento di umiliazione pubblica per i debitori insolventi, che erano costretti a sedervi nudi al centro del paese per scontare il proprio debito. Un'istituzione medievale conservata fino a tempi recenti.
La fontana ottagonale (XVIII secolo): davanti alla Chiesa Madre, con vasca in pietra lavorata e volti umani scolpiti su ciascuno degli otto pannelli.
Pitture rupestri della Grotta di Colle Nusca: poco fuori il centro, una grotta carsica conserva pitture preistoriche realizzate con ocra rossa, raffiguranti uomini armati di archi e frecce impegnati in scene di caccia. Testimoniano la frequentazione umana dell'area fin dalla preistoria.
La Corsa degli Zingari: 560 anni di tradizione
Ogni prima domenica di settembre, Pacentro celebra l'evento per cui è internazionalmente conosciuta: la Corsa degli Zingari, in onore della Madonna di Loreto. È una delle tradizioni religioso-popolari più antiche e radicali d'Italia, paragonata da molti al Palio di Siena per intensità emotiva e attaccamento identitario.
Il percorso
I corridori — massimo 30 partecipanti uomini, con priorità ai residenti — si raccolgono sul Colle Ardingo (talvolta indicato come Colle Ardinghi), che sovrasta il borgo. Al suono delle campane della chiesa della Madonna di Loreto, scattano:
Discesa lungo un ripido e aspro sentiero roccioso, tra rovi, sassi appuntiti, pietre instabili.
Attraversamento del torrente Vella a fondovalle, a piedi nudi nell'acqua.
Risalita ripida lungo le strette vie cittadine fino alla chiesa della Madonna di Loreto.
Tutto si svolge a piedi nudi. La corsa dura solo 5-6 minuti ma è una prova fisica estrema: i partecipanti arrivano con i piedi sanguinanti, ferite ovunque, esausti. Vengono medicati all'arrivo dai volontari. Per regolamento, durante la corsa i concorrenti possono anche darsi spintoni e colpirsi, come nel Palio di Siena.
Le origini incerte
Le origini della Corsa sono storicamente incerte, oggetto di dibattito tra storici locali. Due le ipotesi principali:
Origine medievale-militare (XV secolo): la versione più accreditata. Tramandata oralmente da generazioni, vuole che la corsa servisse, fino al XV secolo, come metodo di selezione e arruolamento dei giovani pacentrani per le milizie della famiglia Caldora. I più resistenti e veloci diventavano fanti scelti o paggi del condottiero.
Origine religiosa (XVIII secolo): alcune testimonianze documentali attestano l'istituzione formale della corsa nel Settecento, come voto religioso sostitutivo del pellegrinaggio al Santuario di Loreto (quello "vero" delle Marche). I pacentrani che non potevano permettersi il viaggio fino a Loreto compievano questo rito di penitenza.
Probabilmente entrambe le tradizioni sono vere: un'antica gara di selezione militare fu poi riconvertita in rito religioso nel Settecento, fondendo elementi pagani e cristiani.
Il nome "zingari"
Il termine "zingari" qui non ha valenza etnica. Nel dialetto abruzzese antico significava "morti di fame", "scalzi e nudi" — persone povere senza scarpe e senza vestiti decenti. Era l'auto-definizione ironica e devozionale dei giovani pacentrani che, indossando solo brevi pantaloni bianchi, correvano scalzi tra le pietre come zingari.
I premi
Storicamente, il vincitore riceveva un pezzo di stoffa per cucirsi un vestito nuovo — un dono prezioso in una società rurale. Nel Medioevo, secondo la tradizione, il vincitore poteva ambire a diventare paggio alla corte del principe. Oggi ci sono premi simbolici in denaro, ma come spiega lo storico abruzzese Franco Cercone: "Oggi i giovani pacentrani non corrono più per avere, ma per essere".
La Corsa degli Zingarelli
Lo stesso giorno, due ore prima della corsa degli adulti, si svolge la Corsa degli Zingarelli: 30 bambini tra 2 e 12 anni percorrono, sempre a piedi nudi, le principali vie del centro storico al suono delle campane della Madonna di Loreto. È il momento in cui si trasmette la tradizione alle nuove generazioni.
Verso il Patrimonio UNESCO
È avviato l'iter per la candidatura della Corsa a Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità UNESCO. L'Associazione Corsa degli Zingari, la Confraternita Madonna di Loreto e la Fondazione Univerde stanno lavorando alla documentazione necessaria. Nel 2025 la Corsa è stata presentata alla Camera dei Deputati, segno della sua rilevanza nazionale.
La leggenda della Madonna di Loreto a Pacentro
La devozione di Pacentro per la Madonna di Loreto ha un'origine leggendaria affascinante. La tradizione religiosa locale racconta che la Vergine Maria, durante il "viaggio miracoloso" della Santa Casa di Loreto dall'Oriente verso le Marche (secondo la leggenda medievale, la casa di Nazareth sarebbe stata trasportata in volo dagli angeli), avrebbe fatto una sosta a Pacentro.
La leggenda è celebrata anche in un capolavoro pittorico rinascimentale di un artista abruzzese: il dipinto "Translation of the Holy House of Loreto" di Saturnino Gatti (L'Aquila, ~1463-1518), oggi esposto al Metropolitan Museum of Art di New York. È uno dei più importanti dipinti rinascimentali abruzzesi conservati all'estero, e collega Pacentro alla grande arte rinascimentale italiana attraverso un filo sottile ma autentico.
Le altre feste e tradizioni
I Caldoreschi (metà agosto, ~6 giorni)
Negli anni '90 il Comune di Pacentro istituì una rievocazione medievale-rinascimentale dedicata all'epoca caldoresca. La festa, chiamata "I Caldoreschi", dura circa una settimana e si tiene tra fine luglio e inizio agosto. Include:
Arrolamento della Gente d'Arme: rievocazione dell'arruolamento dei cavalieri da parte di Antonio Caldora nel 1450, con cortei in costume che partono dal castello e attraversano il borgo.
Matrimonio dei Caldoreschi: rievocazione del matrimonio tra Jacopo Caldora e Medea d'Evoli, contessa di Trivento, celebrato al castello.
Palio delle Sette Porte: competizione tra contrade.
Investiture di cavalieri, processi per eresia, duelli, banchetti medievali.
Tutto il paese si trasforma in un teatro a cielo aperto per sei giorni.
Sagra della Polta (inizio agosto)
Dedicata a una specialità gastronomica locale: la "Polta" è un piatto contadino a base di verdure bollite ripassate in padella con aglio e peperoncino. Sembra semplice, ma è uno di quei piatti dove la qualità delle verdure (rigorosamente di stagione, possibilmente di orti locali) e il rispetto della tradizione fanno la differenza. Si serve calda con pane di campagna abbrustolito.
Madonna (la cantante): le origini pacentrane
Pacentro è internazionalmente conosciuta come terra d'origine dei nonni paterni di Madonna Louise Ciccone, una delle artiste pop più celebri al mondo. La famiglia Ciccone emigrò negli Stati Uniti dal borgo abruzzese all'inizio del Novecento, come tantissime altre famiglie abruzzesi durante la grande migrazione. Gaetano Ciccone, nonno paterno di Madonna, era nativo di Pacentro.
La Casa Ciccone, antica dimora di famiglia nel borgo, è oggi conservata come traccia di questa origine. Madonna stessa ha visitato il paese in passato e ha pubblicamente riconosciuto le proprie radici abruzzesi. Curiosamente, anche Mike Pompeo, ex Segretario di Stato degli USA, ha origini pacentrane: il borgo del Morrone, nonostante le sue piccole dimensioni, ha contribuito alla storia americana per vie laterali.
Cosa fare a Pacentro: oltre il borgo
Trekking ed escursioni
Pacentro è la porta naturale del Parco Nazionale della Majella. Dai dintorni partono sentieri per:
Eremo di San Germano presso Passo San Leonardo.
Thòlos di Pacentro: antiche capanne pastorali a secco, tipiche dell'architettura rurale appenninica.
Cascata del Vallone: bella cascata raggiungibile con sentiero di media difficoltà.
Passo San Leonardo: una delle 5 stazioni sciistiche del Parco della Majella, anche bel punto di partenza estivo per escursioni.
Sentieri verso il Monte Amaro (per escursionisti esperti).
Sport adrenalinici
Pacentro ospita la prima Zipline d'Abruzzo, chiamata "Volo dell'Angelo": un cavo d'acciaio sospeso tra due punti a quote diverse, lungo il quale si scivola appesi ad imbragatura, per un'esperienza di "volo" sopra le valli. Adatta a tutti dai 14 anni in su, prenotazione obbligatoria.
Artigianato
Pacentro conserva una tradizione di statuaria da presepe in terracotta ancora viva. Alcuni artigiani locali producono figure di presepe (pastori, animali, personaggi della Natività) che rappresentano nel dettaglio costumi e mestieri tradizionali abruzzesi. Si trovano nelle botteghe del centro storico, soprattutto vicino alla piazza della Chiesa Madre. Sono ottimi souvenir.
Gastronomia: cosa mangiare a Pacentro
La cucina di Pacentro è quella della tradizione abruzzese di montagna: piatti sostanziosi, ingredienti locali, ricette antiche che hanno saputo conservarsi. Le specialità principali:
Polta: il piatto contadino della sagra di agosto, verdure di stagione bollite e ripassate.
Maccheroni alla chitarra: pasta fresca all'uovo tagliata con il caratteristico telaio (la "chitarra"), tipica di tutto l'Abruzzo interno.
Pallotte cacio e ova: polpette tradizionali abruzzesi senza carne, a base di pane raffermo, uova, pecorino, prezzemolo, fritte e poi cotte nel sugo.
Agnello cacio e uova: piatto pasquale tipico.
Pecora alla callara: pecora cotta lentamente nelle grandi pentole di rame (le "callare").
Formaggi del territorio della filiera ovina abruzzese, salumi, miele di acacia, marmellate.
Ristoranti consigliati nel paese: la Taverna de li Caldora in piazza, e diverse trattorie familiari nel centro storico. Verificare prenotazione nei weekend e in alta stagione.
Come arrivare a Pacentro
In auto
Dall'autostrada A25 Pescara-Roma: uscita Pratola Peligna-Sulmona, quindi seguire le indicazioni per Sulmona e poi per Pacentro (circa 20-25 minuti totali dall'uscita). Da Roma: 2 ore. Da Pescara: 1 ora.
Mezzi pubblici
Il treno arriva fino alla stazione di Sulmona (collegata con Roma via Frecciarossa e con Pescara via regionali). Da Sulmona, autobus locali raggiungono Pacentro in circa 20 minuti. Senza auto è comunque difficile esplorare i dintorni: meglio noleggiare un'auto a Sulmona.
Dove dormire
Pacentro ha una buona offerta ricettiva per la sua dimensione:
B&B e case vacanza nel centro storico, spesso in palazzi medievali restaurati.
Agriturismi nelle frazioni e nelle campagne circostanti.
Per chi vuole una struttura più grande: alberghi a Sulmona, a 15 minuti, con molte più opzioni e prezzi competitivi.
I prezzi sono generalmente onesti: 60-100 € a notte per camera doppia in B&B, 80-150 € in agriturismo.
Quando andare
Primavera (aprile-giugno)
Stagione ottima per visitare. Temperature miti, fioriture, sentieri tutti aperti. Buoni periodi per trekking nel Parco Majella.
Estate (luglio-agosto)
Alta stagione: il borgo si anima con i Caldoreschi (metà agosto), la Sagra della Polta (inizio agosto), e numerose feste minori. Caldo mite per via dell'altitudine. Prenotare in anticipo alloggi e ristoranti.
Settembre: la Corsa degli Zingari
La prima domenica di settembre è il momento clou dell'anno per chi vuole assistere al rito identitario di Pacentro. Il borgo si riempie di partecipanti e spettatori. Necessario arrivare con grande anticipo (mattina presto), prenotare alloggi con mesi di anticipo, e prepararsi a un'esperienza intensa.
Autunno-inverno
Atmosfera più tranquilla, foliage spettacolare in ottobre, ambientazione magica con eventuale neve in inverno. Possibili limitazioni stradali in caso di gelo o neve. Stazione sciistica di Passo San Leonardo a 25 minuti.
Domande frequenti
Quanto tempo serve per visitare Pacentro?
Per il solo centro storico: 2-3 ore di passeggiata tra vicoli, chiese, castello (esterno). Per una visita più approfondita con interni del castello, chiese, pranzo: una giornata intera. Per chi vuole combinare con escursioni nel Parco Majella: 2-3 giorni minimo.
Il Castello si può visitare all'interno?
Sì, su prenotazione. Contattare il Comune di Pacentro o l'Ufficio Turistico locale per orari aggiornati. La visita include i camminamenti delle mura, alcune sale interne, e l'accesso alle torri principali con vista panoramica.
La Corsa degli Zingari è aperta agli spettatori?
Sì, è un evento pubblico e gratuito. Si svolge in vie pubbliche e in piazza. Arrivare presto al mattino (la corsa è nel tardo pomeriggio ma il paese si riempie fin dalle prime ore). La chiesa della Madonna di Loreto è il punto di arrivo dove si concentra il maggior pubblico.
Si può mangiare la "Polta" tutto l'anno?
La Sagra della Polta si tiene una volta all'anno a inizio agosto, ma alcuni ristoranti del borgo (e di Sulmona) la propongono nei menu regolari, soprattutto in estate-autunno quando le verdure di stagione sono disponibili. Da chiedere espressamente.
Pacentro è adatto a famiglie con bambini?
Sì, ma con qualche accorgimento. Le strade del borgo sono in salita e con acciottolato, faticose per passeggini. Adatto a bambini sopra i 4-5 anni che camminano autonomamente. Il castello e le rievocazioni storiche piacciono molto ai bambini. La Zipline è dai 14 anni.
Posso visitare la Casa Ciccone (nonni di Madonna)?
L'esterno della casa è visibile dal vicolo, segnalata da una targa. L'interno è proprietà privata e non è ufficialmente visitabile, ma è meta di curiosità di molti fan internazionali della cantante. Chiedete informazioni nelle botteghe del centro: i pacentrani sono di solito disponibili a indicarvi il punto esatto.
Come ci si veste per visitare il borgo?
Casual ma scarpe comode antiscivolo (acciottolato in salita). In estate è bene avere uno strato leggero in più per le serate (anche luglio-agosto si scende sotto i 15-18°C la sera, per via dei 700 m di quota). Per visite alle chiese, abbigliamento decoroso.
Si possono fare escursioni guidate?
Sì. Pacentro è una delle basi delle guide ambientali escursionistiche del versante Morrone-Majella occidentale. Si organizzano escursioni di mezza/intera giornata verso l'eremo di San Germano, i thòlos, Passo San Leonardo, le pendici del Monte Amaro. Prenotazione consigliata, costo tipico 25-45 € a persona per mezza giornata.
Scopri Pacentro con Stravagando
Pacentro è uno di quei borghi che premia chi va oltre la classica "visita di mezza giornata". Per capire davvero questa terra serve tempo: salire al castello al tramonto, camminare nei vicoli all'alba quando le finestre si aprono, partecipare a una sagra, ascoltare i vecchi raccontare la Corsa degli Zingari, mangiare la Polta in una trattoria di famiglia. È un'esperienza che riguarda tanto l'occhio quanto le orecchie, il palato, la storia.
Stravagando è il marketplace italiano dedicato a esperienze come queste: visite guidate ai borghi medievali, tour ai set cinematografici, esperienze dannunziane, percorsi di archeologia romana, condotti da host locali selezionati uno per uno. Stiamo costruendo in queste settimane il nostro catalogo di esperienze in Abruzzo— inclusa — e nei prossimi mesi sarà possibile prenotare direttamente da qui.
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Per approfondire: l'articolo sul Parco Nazionale della Majella e Geoparco UNESCO; gli eremi celestiniani della Majella; la Valle dell'Orfento e Caramanico Terme; e i Confetti di Sulmona, città a 15 minuti da Pacentro famosa per Ovidio, i confetti Pelino e la Madonna che Scappa.
Buon viaggio.