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Consigli di viaggio

Eremi celestiniani della Majella: la guida ai 5 più importanti

Storia di Pietro da Morrone (Celestino V) e la mappa spirituale della montagna sacra d'Abruzzo: Santo Spirito, San Bartolomeo, Sant'Onofrio

·15 min
Eremo di San Bartolomeo in Legio incastonato nella parete rocciosa della Majella, con la facciata di pietra a strapiombo

Ci sono pochi luoghi al mondo dove la storia spirituale e il paesaggio si confondono fino a diventare la stessa cosa. La Majella è uno di questi. Nelle sue valli scavate dai torrenti, nelle sue grotte naturali, nelle sue pareti calcaree a strapiombo, hanno cercato (e trovato) silenzio decine di eremiti medievali. Il più famoso di tutti è stato Pietro Angelerio, conosciuto come Pietro da Morrone: nato in Molise tra il 1209 e il 1215, divenuto sacerdote, vissuto da eremita per oltre cinquant'anni proprio in questi monti, eletto Papa il 5 luglio 1294 col nome di Celestino V, e — in un gesto unico nella storia della Chiesa fino al 2013 — dimissionario dopo soli 105 giorni di pontificato. Tornò sulla Majella a essere quello che era sempre stato: un povero monaco.

Gli eremi celestiniani sono ciò che resta del suo passaggio, e di chi lo seguì. Sono incastonati in pareti rocciose, scavati in grotte, addossati a strapiombi quasi inaccessibili: piccoli edifici di pietra dove la presenza umana ha imparato a stare al posto giusto, senza imporsi al paesaggio. In questa guida vi raccontiamo i principali eremi della Majella legati a Pietro da Morrone, come visitarli, cosa significano nella storia spirituale italiana, e perché ancora oggi richiamano pellegrini, alpinisti, cercatori di silenzio.

Pietro da Morrone: una biografia in breve

Pietro Angelerio nasce tra il 1209 e il 1215 (la data esatta è incerta) nel comitato del Molise, secondo alcune fonti a Isernia, secondo altre a Sant'Angelo Limosano. La sua autobiografia lo dice penultimo di dodici figli di una famiglia contadina povera. Il padre Angelerio muore presto; la madre Maria, sebbene analfabeta, avvia il figlio agli studi ecclesiastici intuendone l'inclinazione spirituale. Entra nel monastero benedettino di Santa Maria di Faifoli, in Molise, e a vent'anni "o poco più" decide di lasciare la vita conventuale per scegliere quella eremitica, considerata più radicale e ascetica.

Il viaggio verso la Majella

Pietro si incammina verso Roma per essere ordinato sacerdote, ma una nevicata lo blocca vicino a Castel di Sangro. Si rifugia in una grotta del Monte Porrara (la vetta più meridionale della Majella) e vi trascorre tre anni di vita ascetica. Riprende il viaggio, arriva a Roma, viene ordinato sacerdote intorno al 1233-34. Al ritorno, dopo un breve periodo presso il monastero benedettino di San Giovanni in Venere (San Vito Chietino), si stabilisce sul Monte Morrone, l'imponente massiccio che si erge a ovest di Sulmona.

Qui la sua fama di santità attira pellegrini, devoti, donatori. Pietro, che cerca solitudine, fugge sempre più in alto e più lontano: tra il 1240 e il 1245 abbandona il Morrone per i monti della Majella, ancora più aspri e meno accessibili. Nel 1246 fonda, insieme ad altri eremiti, l'Eremo di Santo Spirito a Majella, sul versante nord-occidentale della montagna: è il nucleo iniziale di quella che diventerà la Congregazione dei Celestini, ramificazione benedettina riconosciuta da Papa Urbano IV nel 1263.

Eremita-organizzatore

Pietro non è solo un asceta: è anche un abile organizzatore. La sua Congregazione si espande progressivamente. Nel 1259 ottiene il permesso di costruire la chiesa di Santa Maria del Morrone. Nel 1268 Papa Clemente IV concede un'indulgenza. Nel 1274-75 Pietro viaggia personalmente a Lione, partecipa al Concilio, e ottiene da Gregorio X una bolla solenne che incorpora la sua Congregazione nell'Ordine benedettino confermandone le proprietà.

Sotto la guida di Pietro, la Congregazione possiede decine di chiese, eremi e proprietà tra Majella, Morrone, Conca Peligna, valli del Sangro e dell'Aterno, fino a Isernia, Anagni, Ferentino, Sora, Avezzano. Pietro promuove anche la costruzione della Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila, consacrata il 25 agosto 1288.

L'elezione papale e il "gran rifiuto"

Alla morte di Papa Niccolò IV (aprile 1292), il conclave si paralizza per 27 mesi tra le fazioni Orsini e Colonna. Pietro, dall'isolamento del Morrone, scrive al cardinale decano Latino Malabranca prevedendo "gravi castighi" se la Chiesa non sceglierà al più presto il proprio pastore. Il cardinale legge la lettera in conclave, e dopo un dibattito intenso, il 5 luglio 1294 a Perugia, il Collegio cardinalizio elegge all'unanimità il monaco eremita.

La delegazione papale lo raggiunge nell'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone, vicino Sulmona. Pietro, allora ottuagenario, è "attonito ed esitante per così grande novità". Rifiuta in un primo momento, poi accetta. Il 29 agosto 1294, scortato dal re Carlo II d'Angiò, si reca a L'Aquila — non a Roma, contro ogni tradizione — e nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio da lui stesso voluta viene incoronato Papa col nome di Celestino V. Lo stesso giorno emana la Bolla della Perdonanza, che concede l'indulgenza plenaria a chiunque visiti Collemaggio tra i vespri del 28 e quelli del 29 agosto di ogni anno: è una delle prime indulgenze plenarie della storia della Chiesa, e ancora oggi viene celebrata (dal 2019 è Patrimonio UNESCO Immateriale dell'Umanità).

Il pontificato è breve, difficile, manipolato dalle fazioni di curia. Pietro non ha esperienza politica, non parla latino con scioltezza, soffre dell'ambiente curiale di Napoli (Castel Nuovo) dove viene confinato. Il 13 dicembre 1294 abdica formalmente, leggendo davanti ai cardinali un atto preparato (forse aiutato dal cardinale Benedetto Caetani, esperto di diritto canonico): "Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni... abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato". È uno dei rarissimi papi della storia ad aver rinunciato (il sesto in totale, e l'unico fino alla rinuncia di Benedetto XVI nel 2013).

L'ultimo viaggio

Undici giorni dopo, il 24 dicembre 1294, viene eletto papa il cardinale Benedetto Caetani col nome di Bonifacio VIII. Pietro vorrebbe tornare alla vita eremitica, ma il nuovo papa — per ragioni politiche — gli impone di restare presso la Curia. Pietro fugge, si rifugia di nuovo a Sant'Onofrio del Morrone, poi tenta di imbarcarsi in Puglia per la Grecia. Naufraga sulla spiaggia di Vieste, viene catturato dai messi pontifici, e condotto al Castello di Fumone, fortezza papale del Lazio meridionale.

Lì, in una cella angusta, muore il 19 maggio 1296. Viene canonizzato santo nel 1313 da papa Clemente V, su pressione del re Carlo II d'Angiò e dei francesi (un atto politico oltre che spirituale). Il suo corpo, dopo varie vicissitudini, riposa oggi nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio all'Aquila, nel mausoleo realizzato da Girolamo da Vicenza.

"Colui che fece per viltade il gran rifiuto"

Il giudizio di Dante Alighieri, contemporaneo dei fatti, fu severissimo. Nell'Inferno (canto III, versi 59-60), tra gli ignavi del vestibolo, Dante riconosce "colui / che fece per viltade il gran rifiuto": secondo l'interpretazione tradizionale e maggioritaria, è proprio Celestino V. Dante lo accusa di aver abbandonato la responsabilità del pontificato per debolezza, aprendo la strada al pontificato di Bonifacio VIII — che Dante considerava personalmente nemico e politicamente disastroso.

L'interpretazione di Francesco Petrarca, pochi decenni dopo, fu opposta. Nel De Vita solitaria, Petrarca raccontò la rinuncia di Celestino come un atto eroico di coerenza spirituale: una persona di alta vita interiore non poteva tollerare i compromessi del potere temporale e fece la scelta più difficile. Nel Novecento, Ignazio Silone dedicò a Celestino il romanzo L'avventura di un povero cristiano (1968), rendendolo simbolo della coscienza individuale contro la macchina del potere. Il giudizio sulla figura di Pietro/Celestino è rimasto storicamente diviso: martire o vile, santo o debole.

Gli eremi della Majella: una mappa spirituale

Nella Majella si contano circa 100 eremi riconducibili a vari secoli e a diverse tradizioni monastiche (benedettine, cistercensi, francescane, celestiniane). Quelli legati a Pietro da Morrone e alla Congregazione celestiniana sono i più famosi e meglio conservati. Di seguito i cinque principali, con tutti i dettagli pratici per visitarli.

Eremo di San Bartolomeo in Legio (Roccamorice)

Il più fotografato, il più caratteristico, il più impossibile da dimenticare.

L'Eremo di San Bartolomeo in Legio si trova a circa 700 metri di quota, nel territorio di Roccamorice (provincia di Pescara), incastonato in una parete rocciosa a strapiombo sopra una valle. È un edificio piccolissimo — chiesa e cella eremitica — addossato alla roccia come se ne fosse parte integrante. Il muro frontale, in pietra calcarea, si confonde quasi con la parete naturale.

La storia

L'eremo esiste dall'XI secolo, fondato da monaci benedettini provenienti probabilmente da Montecassino. Pietro da Morrone lo restaurò nel 1250, dimorandovi tra il 1274 e il 1276 e nei periodi successivi. Le strutture attuali sono in parte medievali, in parte rimaneggiate nei secoli.

Come si visita

Da Roccamorice (445 m), seguire le indicazioni per l'eremo. La strada asfaltata termina in un piccolo piazzale, da cui parte un sentiero pedonale di circa 15-20 minuti, con qualche tratto in discesa nella valle. Difficoltà bassa, adatto a famiglie con bambini sopra i 6-7 anni (ma attenzione al sentiero finale, abbastanza esposto). Scarpe da trekking obbligatorie.

Per accedere alla cappella, si attraversa una scala santa scavata nella roccia. L'interno è essenziale: una piccola navata, un altare, residui di affreschi sul portale (purtroppo molto rovinati), una nicchia con la statua di San Bartolomeo — raffigurato con il coltello che simboleggia il suo martirio per scorticamento.

La Festa di San Bartolomeo (25 agosto)

Una volta all'anno l'eremo diventa centro di un rito antico. La mattina del 25 agosto, all'alba, i pellegrini partecipano a una messa celebrata nell'eremo. Da qui, in processione, la statua del santo viene portata lungo il torrente Capo la Vena, dove i pellegrini si bagnano nelle acque secondo tradizione purificatrice. Il rito si conclude nella chiesa di Roccamorice, dove la statua resta fino al 9 settembre. È una delle esperienze religiose-antropologiche più suggestive d'Abruzzo, vivente da secoli.

Eremo di Santo Spirito a Majella (Roccamorice)

Il più grande e architettonicamente complesso degli eremi celestiniani. Il quartier generale della congregazione fondata da Pietro.

L'Eremo di Santo Spirito a Majella si trova nel Vallone di Santo Spirito, sempre nel territorio di Roccamorice, a circa 1.130 metri di quota. È un articolato complesso di edifici addossati a una parete rocciosa, con chiesa, sagrestia, settore abitativo, scala santa, eremo originario nella roccia.

La storia

Anteriore all'XI secolo, l'eremo è citato per la prima volta in fonti storiche del 1055, dove appare il monaco Desiderio (futuro abate di Montecassino e poi Papa Vittore III). Quando Pietro da Morrone lo raggiunse nel 1246, lo trovò in pessime condizioni e lo ristrutturò. Da quel momento, divenne casa-madre della Congregazione celestiniana, espandendosi nei decenni successivi.

La chiesa attuale è stata ricostruita alla fine del Cinquecento da Pietro Santucci da Manfredonia: presenta una navata unica suddivisa in quattro campate con altari laterali, copertura a botte nelle prime due, cupola nella terza, crociera costolonata nell'ultima (residuo dell'impianto tardo-duecentesco). Sotto la chiesa si trova il nucleo più antico, dove secondo la tradizione Pietro era solito pregare davanti al Crocifisso.

Come si visita

Da Roccamorice, si raggiunge in macchina un parcheggio. Da lì parte un sentiero pedonale di circa 30-40 minuti, in discesa nella valle. Difficoltà moderata, dislivello significativo. L'eremo è oggi raggiungibile anche dai prati della Majelletta con un'ora di cammino in discesa.

L'interno è visitabile gratuitamente. Non è raro trovare l'eremo gestito da custodi volontari o piccoli gruppi religiosi. La domenica e nei mesi estivi sono frequenti messe e celebrazioni. La sensazione che si prova entrando, dopo la salita silenziosa nella valle, è quella di un luogo che non è cambiato in otto secoli.

Eremo di Sant'Onofrio al Morrone (Sulmona)

L'eremo dove Pietro fu raggiunto dalla notizia dell'elezione papale. Tecnicamente non sulla Majella ma sul Morrone, il massiccio adiacente che fa parte dello stesso Parco Nazionale.

L'Eremo di Sant'Onofrio si trova a poca distanza da Sulmona (versante occidentale del Parco), incastonato in una parete rocciosa sopra l'Abbazia di Santa Maria del Morrone (oggi Badia Morronese). Si raggiunge dal centro di Sulmona in circa 15 minuti di auto, poi sentiero pedonale di 15-20 minuti dalla Badia.

La storia

Pietro vi si stabilì nel 1293, dopo aver lasciato la direzione attiva della Congregazione. Stanco e anziano, cercava una solitudine più radicale. Era qui — mentre osservava il digiuno penitenziale in onore della Vergine Assunta e di San Pietro — quando, tra fine luglio e inizio agosto 1294, fu raggiunto dai messi del conclave che gli annunciarono la sua elezione a Papa.

La tradizione racconta che mentre Pietro esitava, il Crocifisso davanti al quale pregava accennò con il capo. Solo allora Pietro pronunciò la frase: "Do il mio assenso ai voti del Sacro Collegio ed accetto il Sommo pontificato". È in questa cella che la vita di Pietro cambiò.

Sant'Onofrio fu anche il luogo dove Pietro tornò dopo l'abdicazione: vi rimase nascosto fino al febbraio 1295, prima di tentare la fuga in Puglia.

Come si visita

L'eremo è accessibile attraverso una scala scolpita nella roccia. Dalla Badia Morronese si segue un sentiero panoramico in salita, ben segnalato. Difficoltà bassa-moderata, 20 minuti di cammino. La cella di Pietro è visitabile, con pareti affrescate originali (in restauro periodico) e l'altare della tradizione. Nella zona sottostante si apre una grotta con stillicidio di acque, considerate dai fedeli aventi proprietà taumaturgiche.

L'eremo è gestito dai monaci e visitabile gratuitamente. Orari variabili, consigliato verificare presso la Badia Morronese (Sulmona).

Eremo di San Giovanni all'Orfento (Caramanico Terme)

Il più isolato, il più impervio, il più riservato. Non adatto a turisti generici.

L'Eremo di San Giovanni all'Orfento si trova nel territorio di Caramanico Terme, nella selvaggia Valle dell'Orfento, raggiungibile solo attraverso un sentiero particolarmente impegnativo. Fu frequentato da Pietro tra il 1284 e il 1293, prima di trasferirsi a Sant'Onofrio.

La struttura

L'eremo è scavato in una parete rocciosa quasi inaccessibile. Per accedervi, dopo il sentiero principale, si deve percorrere una scala di circa 20 scalini, lunga 8 metri, scavata nella roccia, seguita da un sentiero scavato nella roccia talmente stretto da costringere a tratti il visitatore a camminare a carponi. L'interno è costituito da due piccoli ambienti con numerose nicchie e un piccolo altare.

Come si visita

L'accesso richiede autorizzazione preventiva del Comando della Stazione Forestale di Caramanico Terme. È sconsigliato a chi soffre di vertigini, claustrofobia, o ha problemi fisici. Solo escursionisti esperti, possibilmente accompagnati da guida. Da Caramanico, si parte dal Centro Visita del Parco e si segue il sentiero della Valle dell'Orfento (vedi il satellite dedicato).

Per i pellegrini e gli studiosi che possono accedervi, è un'esperienza unica: forse l'esempio più estremo di eremitismo medievale italiano ancora visitabile.

Eremo della Madonna dell'Altare (Palena)

Sul versante chietino del Parco, nel territorio di Palena, si trova l'Eremo della Madonna dell'Altare, a circa 1.300 metri di quota in una posizione panoramica spettacolare. Anch'esso legato alla tradizione celestiniana, fu frequentato dai monaci della Congregazione in epoche diverse.

Si raggiunge da Palena con sentiero ben segnalato, 1-2 ore di cammino con dislivello significativo. Difficoltà moderata, adatto a escursionisti in buona forma fisica. L'eremo, restaurato, è visitabile e ospita ancora occasionali celebrazioni. La vista dalla zona dell'eremo abbraccia gran parte della Majella meridionale.

Altri eremi della Majella

Oltre ai cinque principali sopra descritti, la Majella conserva decine di altri eremi minori, alcuni dei quali raggiungibili solo a piedi attraverso sentieri impegnativi:

  • Eremo di Santo Spirito al Morrone (Sulmona) — complesso badiale legato a Pietro, a poca distanza da Sant'Onofrio.

  • Eremo di San Onofrio all'Orfento (Caramanico) — omonimo ma diverso dal più famoso del Morrone.

  • Eremo di San Martino in Valle — di origine alto-medievale.

  • Eremo della Stella (Palombaro) — piccola struttura sul versante chietino.

  • Eremo di San Michele a Pescocostanzo.

  • Eremo di San Germano di Pacentro.

Il sito ufficiale del Parco Nazionale della Majella mantiene un elenco aggiornato.

L'Ordine dei Celestini

La Congregazione fondata da Pietro a Santo Spirito, riconosciuta da Urbano IV nel 1263 come ramo benedettino, prende il nome di Ordine dei Celestini solo dopo l'elezione papale di Pietro nel 1294. È un ordine monastico contemplativo che vive secondo la Regola di San Benedetto ma con accenti di particolare austerità e povertà.

L'Ordine si espande progressivamente nei secoli XIV-XV, contando decine di monasteri in tutta Italia. Ha periodi di splendore (XV-XVI secolo) e momenti di crisi (Controriforma, riforme monastiche del XVI-XVII secolo). Le soppressioni napoleoniche e post-unitarie del XIX secolo decimano l'Ordine, che oggi non esiste più come istituzione religiosa attiva: la Congregazione fu definitivamente soppressa nel 1810. Molti edifici monastici sono passati a uso civile, museale, o ad altre congregazioni.

Quello che resta è il patrimonio architettonico e spirituale — gli eremi della Majella ne sono il cuore — e la memoria di una stagione mistica unica nella storia italiana.

La Perdonanza Celestiniana (29 agosto - L'Aquila)

Sebbene non si svolga negli eremi della Majella ma nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio all'Aquila, la Perdonanza Celestiniana è l'evento spirituale più legato a Pietro da Morrone. È la celebrazione annuale dell'indulgenza plenaria emanata da Celestino V il giorno della sua incoronazione nel 1294.

Ogni anno, il 28 agosto, il cardinale o l'arcivescovo apre la Porta Santa della Basilica con il martello. Per 24 ore (fino ai vespri del 29 agosto), chiunque varchi la Porta confessandosi e comunicandosi ottiene la remissione plenaria delle pene. La Perdonanza è considerata la più antica indulgenza plenaria della cristianità (precede di pochi anni il Giubileo di Bonifacio VIII del 1300).

Dal 2019, la Perdonanza Celestiniana è Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità UNESCO. Tutta L'Aquila si trasforma in quei giorni con un corteo storico medievale, eventi culturali, concerti, processioni. È una delle esperienze religiose-culturali più significative d'Italia.

Domande frequenti

Quanti eremi visitare in un giorno?

Realisticamente 1-2 eremi al giorno se vogliamo apprezzarli davvero. San Bartolomeo + Santo Spirito a Majella si combinano bene partendo da Roccamorice (mezza giornata). Sant'Onofrio si visita da Sulmona in mezza giornata. San Giovanni all'Orfento richiede l'intera giornata dato l'impegno fisico e l'autorizzazione.

Qual è l'eremo "più facile" per chi non è escursionista?

San Bartolomeo in Legio: il sentiero da Roccamorice è breve (15-20 min) e moderatamente impegnativo. È anche il più scenografico, fotograficamente quasi spettacolare. Da preferire se si ha tempo per un solo eremo.

Si può dormire negli eremi?

No, gli eremi non sono pensioni o ostelli. Sono luoghi di visita e culto. Per soggiorni a tema spirituale, alcune case di accoglienza monastica in Abruzzo offrono ritiri (es. presso la Badia Morronese di Sulmona). Caramanico Terme, Roccamorice e Sulmona hanno numerosi B&B e agriturismi.

Quando è il periodo migliore per visitarli?

Da aprile a ottobre: temperature miti, sentieri agibili, vegetazione lussureggiante. Evitare luglio-agosto in pieno giorno (caldo intenso, soprattutto a quote più basse). I mesi più mistici sono aprile-maggio (fioriture) e settembre-ottobre (foliage e colori autunnali). In inverno alcuni sentieri sono inaccessibili per neve.

Quanto costa visitarli?

Tutti gli eremi sono visitabili gratuitamente. Costi: solo eventuali parcheggi (1-2 €), guide turistiche se prenotate (15-30 € a persona), donazioni libere per la conservazione.

Sono adatti ai bambini?

San Bartolomeo in Legio sì, sopra i 6-7 anni, con scarpe da trekking. Sant'Onofrio al Morrone idem. Santo Spirito a Majella richiede un po' più di cammino. San Giovanni all'Orfento no, troppo impegnativo. Madonna dell'Altare solo se i bambini sono escursionisti abituali.

Servono guide?

Non obbligatorie, ma una guida ambientale escursionistica arricchisce notevolmente l'esperienza, soprattutto per gli aspetti storici e botanici. Costo tipico: 20-40 € a persona per mezza giornata. Disponibili a Caramanico, Roccamorice, Sulmona, Palena.

C'è differenza tra "Morrone" e "Majella"?

Sì, geograficamente. Il Morrone è un massiccio calcareo a ovest della Majella, separato da essa dalla valle del fiume Orta. Entrambi sono dentro il Parco Nazionale della Majella, ma il Morrone è la parte più vicina a Sulmona, la Majella vera e propria (col Monte Amaro) è più orientale. Pietro da Morrone visse su entrambi in tempi diversi: prima sul Morrone (anni '40 del XIII secolo), poi fuggì sulla Majella più inaccessibile per evitare i pellegrini.

Pietro era italiano o molisano?

Nei termini moderni, era molisano di nascita (Isernia o Sant'Angelo Limosano), ma trascorse oltre 60 anni sui monti d'Abruzzo (Porrara, Morrone, Majella). È figura culturale e spirituale condivisa tra Molise e Abruzzo. La sua tomba e la sua basilica simbolo sono comunque a L'Aquila.

L'Ordine dei Celestini esiste ancora?

No, è stato definitivamente soppresso nel 1810. Resta come patrimonio storico-culturale e monastico. Alcuni edifici (Basilica di Collemaggio, Badia Morronese) sono ancora attivi come luoghi di culto sotto altre giurisdizioni religiose. La memoria celestiniana è tenuta viva da associazioni locali, dalla Perdonanza UNESCO, e dalle visite agli eremi.

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Visitare gli eremi della Majella non è solo turismo religioso. È un'esperienza di silenzio, paesaggio, storia e contemplazione che richiede tempo, preparazione e disponibilità a lasciarsi guidare da chi conosce questi luoghi. Le valli che li ospitano sono tra le più selvagge d'Italia, i sentieri non sempre evidenti, i contesti storici e spirituali ricchi di stratificazioni che senza interpretazione restano muti.

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Per approfondire: l'articolo sul Parco Nazionale della Majella e Geoparco UNESCO; la guida ai prodotti gastronomici dell'Abruzzo; Valle dell'Orfento e Caramanico Terme, ai borghi del Parco (Pacentro, Pescocostanzo, Palena), e al Monte Amaro.

Buon viaggio.

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