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Monte Amaro: il trekking alla seconda vetta dell'Appennino
2.793 metri sulla Majella: itinerari, Bivacco Pelino, anfiteatro delle Murelle e la salita classica da Campo di Giove

Ci sono due montagne d'Appennino che ogni escursionista italiano sogna di salire almeno una volta. Una è il Corno Grande del Gran Sasso (2.912 m). L'altra è il Monte Amaro della Majella, a 2.793 metri di altitudine: la seconda vetta dell'Appennino, la cima più alta del massiccio della Majella, una montagna che è insieme paesaggio lunare, dorsale infinita di alta quota, regno del camoscio appenninico e teatro storico del brigantaggio post-unitario.
Salire al Monte Amaro non è una passeggiata. È un trekking di 8-10 ore complessive, con dislivelli che vanno dai 1.219 ai 1.800 metri a seconda della via, in ambiente d'alta quota costantemente esposto al sole e con scarsità d'acqua per tutto il percorso. È riservato a escursionisti esperti e allenati, da affrontare solo nei mesi estivi (giugno-settembre), con equipaggiamento adeguato e informazioni meteo aggiornate. Ma è anche, secondo molti, il trekking più bello del centro Italia: paesaggi che ricordano il Tibet, panorami che dall'Adriatico arrivano al Tirreno, incontri con fauna selvatica unica, e in cima un piccolo bivacco rosso-fuoco a forma di cupola che è ormai un'icona dell'alpinismo italiano.
In questa guida vi raccontiamo tutto quello che serve sapere per salire il Monte Amaro: le quattro vie, la difficoltà reale, l'equipaggiamento, il Bivacco Pelino, la Tavola dei Briganti, e perché questa montagna ha una storia che va oltre l'alpinismo.
Cos'è il Monte Amaro
Il Monte Amaro è la vetta principale del massiccio della Majella, situato nel cuore del Parco Nazionale della Majella. Con i suoi 2.793 metri sul livello del mare, è la seconda vetta più alta dell'intera catena appenninica, superata solo dal Corno Grande del Gran Sasso d'Italia (2.912 m, distante in linea d'aria circa 50 km a nord). È anche, dopo l'Etna in Sicilia, il terzo rilievo più alto dell'Italia centro-meridionale.
Geograficamente, l'Amaro è il punto più elevato di una lunga dorsale d'alta quota che attraversa il massiccio da nord a sud, mantenendosi quasi costantemente sopra i 2.500 metri. Il 55% del Parco Nazionale della Majella si trova sopra i 2.000 metri: una densità di alta quota che è unica in Appennino.
La vetta non è una piramide acuminata come quelle alpine. È un ampio pianoro detritico, simile a un'enorme collina ghiaiosa, con la croce di vetta in ferro saldato e — poco più sotto — il caratteristico Bivacco Pelino a forma di cupola, di colore rosso-fuoco, che assomiglia a un modulo lunare. È un paesaggio "altrove": chi arriva qui per la prima volta si sente più in Mongolia che in Italia centrale.
La salita: quattro vie possibili
Esistono quattro itinerari principali per raggiungere la vetta del Monte Amaro, ognuno con caratteristiche e difficoltà diverse. Tutti richiedono buona forma fisica, esperienza escursionistica e adeguato equipaggiamento.
1. Dal Rifugio Bruno Pomilio (via classica) — la più semplice
L'itinerario più frequentato e — relativamente parlando — il più "facile" dei quattro. Partenza dal Rifugio Bruno Pomilio (1.895 m, in alcune fonti 1.980 m), nei pressi del Blockhaus e della stazione sciistica di Passolanciano-Maielletta.
Dislivello complessivo: +1.219 m in salita (alcune fonti indicano fino a 1.500 m per la versione completa A/R con saliscendi)
Distanza: 12-13 km sola andata, 23-26 km A/R
Durata: 5-6 ore sola andata, 10-12 ore A/R in giornata
Difficoltà: E+ / EE (Escursionistico avanzato)
Sentiero: "P" - Sentiero del Parco (cresta nord-sud della Majella)
Tappe principali
Rifugio Pomilio (1.895 m). Si percorre la carrozzabile chiusa al traffico per circa 2 km fino al piazzale del Blockhaus (2.070 m), con l'altare votivo della Madonna del Blockhaus.
Monte Cavallo (2.171 m). Sentiero di cresta tra pini mughi profumati e tratti pianeggianti.
Tavola dei Briganti (~2.118 m). Affioramento roccioso con iscrizioni storiche (vedi paragrafo dedicato).
Sella Acquaviva (2.100 m). Fontana naturale — ultima possibilità di acqua certa.
Monte Focalone (2.676 m). Salita ripida sulla dorsale nord, panorami sull'Anfiteatro delle Murelle.
Bivacco Fusco (2.455 m). Piccolo bivacco metallico giallo, deviazione panoramica facoltativa.
Anfiteatro delle Murelle. Enorme dolina circolare, paesaggio glaciale.
I Tre Portoni. Serie di saliscendi tra Cima Pomilio, Monte Rotondo e Cima Tre Portoni.
Ampia dorsale nord del Monte Amaro — ultima rampa fino alla vetta.
Vetta del Monte Amaro (2.793 m) e Bivacco Pelino.
2. Da Passo San Leonardo (Via Normale)
La via più breve in chilometri, ma anche la più ripida e impegnativa per chi vuole farla in giornata. Parte da Passo San Leonardo, nella valle tra il Morrone e la Majella.
Dislivello: +1.774 m circa in salita
Difficoltà: EE+ — solo escursionisti molto esperti
Criticità: pendenza costantemente sostenuta, esposizione totale al sole, sentiero pietroso e a tratti scivoloso, scarsità d'acqua estrema
Toponomastica suggestiva: si attraversa la Valle della Femmina Morta, il Monte Macellaro, il Canyon della Sfischia
3. Dalle Gole di Fara San Martino — la più lunga
Itinerario per veri specialisti. Parte dal borgo di Fara San Martino, celebre per la produzione di pasta (è la patria di pastifici esportati nel mondo), e attraversa il versante orientale della Majella.
Tappe: Gole di Fara San Martino (canyon spettacolare), Monte Macellaro, Cima di Tavola Rotonda (2.403 m), Canyon della Sfischia, Fondo di Femmina Morta (altopiano arido a 2.500 m), Grotta Canosa (2.600 m circa)
Difficoltà: il più difficile e lungo dei quattro itinerari
Si consiglia divisione in 2 giorni con pernottamento al Bivacco Pelino in vetta
4. Da Caramanico Terme — la più impegnativa per dislivello totale
Si parte da Caramanico Terme (650 m), si attraversano le Gole dell'Orfento e si sale per il versante occidentale: Ponte della Pietra, faggeta ripidissima (pendenze fino al 60%), poi cresta della Ciocca, Monte Rapina, Pescofalcone, Monte Tre Portoni, infine Monte Amaro.
Dislivello totale: circa +2.500 m di salita complessiva
Necessari 2-3 giorni minimo con pernottamento intermedio
Sentiero poco battuto, vegetazione rigogliosa, difficile da seguire in alcuni tratti
Rifugio intermedio: Rifugio Paolo Barrasso (attrezzato con panche, tavolo e caminetto)
Il Bivacco Pelino: l'icona della Majella
Sulla vetta del Monte Amaro, pochi metri sotto il punto trigonometrico, si trova il Bivacco Mario Pelino — uno dei rifugi di alta quota più famosi e fotografati dell'Appennino italiano.
Storia
Il Bivacco Pelino fu costruito nel 1981 dalla Sezione del CAI di Sulmona. Ha forma a cupola geodetica, composta da pannelli triangolari di metallo verniciato di rosso-fuoco, con piccoli oblò laterali che gli conferiscono l'aspetto di un modulo lunare. È sempre aperto, gratuito, di emergenza.
Prima del Pelino, sulla stessa vetta sorgevano altri ricoveri, di cui restano alcuni ruderi:
Rifugio Vittorio Emanuele II: costruito in pietra nel 1890 dalla Sezione del CAI di Roma, distrutto da un bombardamento aereo nel 1944.
Bivacco Falco Maiorano: bivacco metallico costruito nel 1965 dalla Sezione del CAI di Chieti, distrutto da una bufera nel 1974.
Il Pelino del 1981 ha resistito a quarant'anni di bufere d'alta quota grazie alla forma a cupola, più resistente ai venti rispetto ai bivacchi a parete dritta.
Caratteristiche pratiche
10 posti letto (cuccette in legno con materassini base)
Sempre aperto, gratuito, non gestito
Nessun servizio: niente acqua corrente, niente bagno, niente riscaldamento, niente cucina
Bisogna portare: sacco a pelo invernale (anche in estate), acqua (almeno 2-3 litri a persona), cibo per cena e colazione, fornello da campo (no fiamme libere), lampada frontale
Rifiuti: tutto quello che si porta su, si porta giù
Come prenotare
Non c'è una vera prenotazione (è un bivacco di emergenza), ma è consigliato avvisare il CAI di Sulmona (o in alternativa il CAI di Guardiagrele o l'Ente Parco) per sapere se altri escursionisti hanno già preventivato il pernotto. Nei weekend estivi i 10 posti si esauriscono rapidamente: chi arriva oltre il decimo rischia di dormire a terra o all'addiaccio.
Il Rifugio Manzini: l'alternativa
A circa 30 metri dal Bivacco Pelino, raggiungibile in 30 minuti di cammino in leggera discesa (quota ~2.600 m), si trova il Rifugio Manzini: alternativa più protetta, più grande, con acqua corrente, camino, alcuni piccoli confort. Meno panoramico del Pelino ma più comodo. Soluzione ideale se il Pelino è pieno.
L'esperienza in vetta
Pernottare al Pelino è un'esperienza memorabile. Tramonti rossi che incendiano il Mare Adriatico e le creste dell'Appennino, cielo stellato senza inquinamento luminoso, alba spettacolare con i primi raggi che illuminano la vetta mentre la valle resta nel buio. È uno dei motivi per cui si fa questo trekking: non solo arrivare in cima, ma dormire in cima.
La Tavola dei Briganti: la storia dimenticata
Lungo il sentiero classico dal Rifugio Pomilio, circa 45 minuti dopo il Blockhaus, si incontra uno degli elementi più suggestivi del trekking: la Tavola dei Briganti, presso il Monte Cavallo a circa 2.118 metri di quota.
È un affioramento roccioso calcareo sul quale, nel corso dei secoli — e soprattutto durante la grande stagione del brigantaggio post-unitario (1861-1870) — pastori, viandanti e briganti hanno inciso iscrizioni: nomi, date, frasi, invettive politiche, semplici testimonianze di presenza. Alcune iscrizioni sono ancora oggi perfettamente leggibili.
Il contesto storico: il brigantaggio in Abruzzo
Dopo l'Unità d'Italia del 1861, l'Abruzzo — come tutto il Meridione — fu attraversato da un movimento di resistenza al nuovo Regno chiamato "brigantaggio". Era una mescolanza di:
Fedeltà ai Borboni: resistenza politica al governo sabaudo da parte di chi era rimasto fedele al Regno delle Due Sicilie.
Disperazione sociale: contadini schiacciati dalla miseria, dalle tasse del nuovo Regno, dalla coscrizione obbligatoria.
Banditismo puro: chi si era macchiato di reati e cercava rifugio sulle montagne inaccessibili.
Le mulattiere che scavalcavano la Majella (le vie di comunicazione più brevi tra i paesi della costa adriatica e quelli dell'interno) erano dominio dei briganti. Per contrastarli, i Borboni prima e il Regno d'Italia poi costruirono fortini di osservazione. Sul Monte Blockhaus, a 2.070 m, fu eretto un fortino di legno (da cui il nome tedesco "Blockhaus" = "casa di tronchi") gestito da mercenari austriaci al servizio dei Savoia, specializzati in repressione antibrigantesca. I ruderi del fortino sono ancora visibili oggi.
Le iscrizioni
Le iscrizioni sulla Tavola dei Briganti raccontano frammenti di vite. Alcune sono di pastori che testimoniano il proprio lavoro (per esempio: "Giovanni Venditti di Capracotta, di Raffaele sono stato pastore, dal 1893 sino al 1899"). Altre sono di briganti che incidevano nomi e date durante i lunghi periodi di permanenza in montagna.
È una sorta di museo a cielo aperto, fragile e prezioso: ammirate, fotografate, non incidete niente di nuovo (è severamente vietato dal Parco).
Quando andare (e quando NON andare)
Stagione consigliata: giugno-settembre
Il Monte Amaro è accessibile in modo ragionevolmente sicuro da metà giugno a metà settembre. Prima e dopo, le condizioni diventano sempre più impegnative per via di:
Neve residua: sopra i 2.000 m fino a giugno, e talvolta fino a luglio in annate fredde.
Nebbie: improvvise e fittissime, possono ridurre la visibilità a pochi metri.
Vento d'alta quota: anche in estate, raffiche fino a 80-100 km/h sopra i 2.500 m.
Temperature: a 2.793 m, anche in piena estate la temperatura notturna può scendere sotto zero.
Periodo ottimale
Fine luglio - prima metà di settembre: condizioni più stabili, neve assente, temperature accettabili, lunghe giornate. Mese ideale: agosto, con avvertenza di partire all'alba per evitare i temporali pomeridiani frequenti.
Quando NON andare
Inverno (dicembre-aprile): solo alpinisti esperti con attrezzatura invernale completa (ramponi, piccozza, abbigliamento tecnico). La salita invernale è una scalata vera e propria, non un trekking.
Maggio e prima decade di giugno: troppi nevai, sentieri difficili da seguire.
Pomeriggi estivi: rischio temporali e fulmini, da evitare assolutamente.
In caso di previsioni meteo instabili: rimandare. La Majella non scappa.
Equipaggiamento essenziale
Per affrontare il Monte Amaro serve equipaggiamento da escursionismo d'alta quota:
Abbigliamento
Scarponi da trekking alti, con buona suola Vibram e caviglia ben supportata.
Calzettoni tecnici (no cotone).
Pantaloni lunghi tecnici (no jeans).
T-shirt traspirante.
Pile o softshell.
Giacca a vento impermeabile.
Cappello da sole e occhiali da sole categoria 3-4 (l'irraggiamento d'alta quota è notevole).
Buff o sciarpa leggera per il vento.
Guanti leggeri (anche in estate).
Zaino e accessori
Zaino 25-35 litri (in giornata), 40-50 litri (se si pernotta al bivacco).
Bastoncini da trekking: fortemente consigliati, riducono lo sforzo sui ginocchi e aiutano sui ghiaioni.
Acqua: almeno 2-3 litri a persona. Le fonti lungo il percorso non sono garantite tutto l'anno.
Cibo energetico: barrette, frutta secca, panini sostanziosi, frutta fresca.
Crema solare ad alta protezione (anche con cielo coperto).
Lampada frontale (può fare buio prima del previsto).
Cartina topografica (Carta Escursionistica Parco Nazionale della Majella, scala 1:25.000, edizioni DREAm).
App GPS: Wikiloc, Komoot, IGN o equivalenti con tracce scaricabili offline.
Telefono cellulare: ricezione discontinua, non affidatevi solo a quello.
Kit di primo soccorso: cerotti, garze, disinfettante, antinfiammatorio, telo termico.
Per il pernottamento al Bivacco Pelino
Sacco a pelo invernale (temperature notturne anche sotto zero in piena estate).
Materassino isolante (le cuccette del bivacco sono spartane).
Fornellino da campo a gas (no fiamme libere).
Acqua aggiuntiva per cena e colazione: lo ribadiamo, non c'è acqua corrente al bivacco.
Sacchi per rifiuti: tutto quello che porti su, lo riporti giù.
Le fonti d'acqua sul percorso
Una delle criticità del trekking al Monte Amaro è la scarsità d'acqua. Conoscere i punti d'approvvigionamento è essenziale:
Fonte Acquaviva presso la Sella Acquaviva e la Tavola dei Briganti (2.100 m). Quasi sempre attiva in estate.
Fonte Ghiacciata a 2.370 m, realizzata nel 2013 a 10 minuti dal Bivacco Fusco. Attiva in estate.
Oltre questi punti, fino alla vetta: NIENTE acqua disponibile.
Verificare sempre con il CAI di Sulmona o con il Centro Visita del Parco se le fonti sono attive prima di partire. In annate siccitose possono essere asciutte.
Fauna e flora che incontrerete
Camoscio appenninico
Il vero re del Monte Amaro è il camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata) — sottospecie endemica dell'Appennino centrale, distinta dal camoscio alpino. È più piccolo e con corna più ricurve del cugino alpino. Reintrodotto con successo nel Parco a partire dagli anni '90, oggi conta diverse centinaia di esemplari. Avvistamenti frequenti: soprattutto su Monte Focalone, ai Tre Portoni, presso il Bivacco Fusco. Si vede a distanza, in branchi di 5-15 individui. Lo si riconosce per il manto color cioccolato in estate, le corna lievemente uncinate, il movimento agile sulle rocce.
Altra fauna
Aquila reale: avvistabile in volo lungo le pareti rocciose.
Lupo appenninico: presente nelle quote più basse, di rado avvistabile.
Coturnice: piccolo trampoliere d'alta quota.
Sordone, fringuello alpino, gracchio corallino, picchio muraiolo.
Marmotta: solo in alcuni settori.
Flora d'alta quota
Tra le specie più preziose che si possono incontrare:
Stella alpina appenninica (Leontopodium nivale subsp. nivale): endemica dell'Appennino centrale.
Soldanella minima samnitica: uno dei 5 endemismi esclusivi della Majella.
Papavero alpino.
Genziane, sassifraghe, primule alpine.
Pini mughi (Pinus mugo): pineta prostrata che caratterizza il sentiero tra 1.700 e 2.000 m.
Tutta la flora è protetta: vietato raccogliere fiori, semi, parti di pianta.
Sicurezza: i pericoli reali
Salire il Monte Amaro è statisticamente sicuro per chi rispetta le regole, ma non è privo di pericoli. Le principali criticità:
Temporali pomeridiani: il pericolo più grave. In estate, dalle 13:00-14:00 in poi, possono formarsi temporali violenti con fulmini sulla cresta. Partire all'alba e arrivare in vetta entro mezzogiorno. Se si vede formarsi un temporale, scendere immediatamente di quota.
Nebbia improvvisa: in pochi minuti la visibilità può ridursi a 10 metri. Sul sentiero P è facile perdersi se non si è esperti.
Disidratazione e colpo di calore: il sole d'alta quota è ingannevole, l'aria fresca nasconde l'irraggiamento. Bere molto, sempre.
Cadute su detriti: il sentiero tra Focalone e Tre Portoni attraversa pietraie instabili. Bastoncini consigliati.
Ipotermia notturna: anche in agosto, di notte al Bivacco Pelino la temperatura può scendere sotto zero.
Mal di montagna: a 2.793 m non è una vera quota da mal di montagna, ma chi viene dal mare (0 m) può sentire i sintomi: mal di testa, nausea, affaticamento. Salire gradualmente.
Sentieri non sempre segnalati: in alcuni tratti la segnaletica è scarsa. Avere sempre cartina + GPS.
In caso di emergenza
Numero unico di emergenza europeo: 112. In Abruzzo è attivo il Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS).
Comunicate sempre a qualcuno a valle l'itinerario, l'orario previsto di rientro, e i recapiti del rifugio in caso di pernottamento. Non avventurarsi mai da soli se è la prima volta.
Come arrivare al Rifugio Pomilio (punto di partenza classico)
In auto
Da Pescara o Roma: A25 Pescara-Roma, uscita Alanno-Scafa. Seguire indicazioni per Lettomanoppello, poi salire verso Passo Lanciano e Majelletta. Dal valico, prendere a destra per il Blockhaus / Majelletta. Strada panoramica che sale fino al Rifugio Bruno Pomilio (km 18,9 dal Passo Lanciano). Parcheggio gratuito.
Importante: l'ultimo tratto di strada oltre il Pomilio (verso il piazzale del Blockhaus) è chiuso al traffico veicolare dall'istituzione del Parco. Si percorre solo a piedi.
Mezzi pubblici
Non ci sono linee di autobus che arrivano direttamente al Rifugio Pomilio. La soluzione più pratica è arrivare a Pescara o Sulmona in treno, poi noleggiare un'auto. Alcuni operatori organizzano trasporti escursionistici nei weekend estivi.
Salita con guida o in autonomia?
Con guida ambientale escursionistica (consigliato per principianti)
Numerose guide ambientali escursionistiche della Majella organizzano salite al Monte Amaro nei mesi estivi. Costi tipici: 50-90 € a persona per gruppi di 4-10 escursionisti. Include accompagnamento certificato, sicurezza, conoscenza del territorio, narrazione storica e naturalistica. Per chi sale la prima volta, è la scelta più saggia.
In autonomia (per escursionisti esperti)
Possibile, ma richiede:
Esperienza di escursionismo d'alta quota consolidata.
Capacità di lettura cartografica e uso GPS.
Conoscenza del meteo di montagna e dei rischi tipici.
Equipaggiamento completo e adeguato.
Buona forma fisica (avere già fatto trekking di 8+ ore con dislivelli analoghi).
Se mancano una o più di queste condizioni, non andare da soli.
Domande frequenti
Quanto è difficile davvero?
Non è una difficoltà tecnica (niente passaggi di arrampicata, niente esposizioni vertiginose), ma è una difficoltà di resistenza fisica e mentale. 23-26 km A/R, 1.500 m di dislivello, 10+ ore di cammino con sole, vento e pietraia. Se non avete mai fatto un trekking simile, preparatevi con uscite progressive nei mesi precedenti.
Posso farlo in giornata o devo per forza pernottare?
In giornata è possibile per escursionisti allenati. Pernottare al Pelino spezza la fatica e regala un'esperienza emotiva irripetibile (tramonto, alba, cielo stellato). Per la prima volta, consigliamo la formula 2 giorni con pernotto al bivacco.
I bambini possono farlo?
Il trekking completo al Monte Amaro non è adatto a bambini sotto i 14-15 anni. Per famiglie con bambini più piccoli, suggeriamo di fermarsi alla Tavola dei Briganti o al Bivacco Fusco (Anfiteatro delle Murelle): bellissime escursioni di 2-3 ore, panorami spettacolari, senza la fatica della vetta.
Quanti riusciranno a fare la vetta?
Le statistiche non ufficiali parlano del 60-70% dei partenti che arriva effettivamente in vetta. Molti si fermano al Bivacco Fusco o al Monte Focalone, vedono la fatica residua e decidono saggiamente di tornare indietro. Non è una sconfitta: la Majella ha molti panorami spettacolari anche prima della vetta.
Si può fare in inverno?
Solo con attrezzatura alpinistica completa (ramponi, piccozza, casco), esperienza di alpinismo invernale, e idealmente con guida alpina certificata. Le condizioni invernali della Majella sono serie: neve abbondante, ghiaccio, valanghe possibili, temperature fino a -25°C in vetta. Non è un'escursione, è una scalata.
Si può vedere il mare?
Sì! Dalla vetta del Monte Amaro, nelle giornate limpide, si vede chiaramente l'Adriatico a est, e talvolta — con condizioni eccezionali — si intravede anche il Tirreno a ovest, tra le valli del Sangro e del Liri. È uno dei pochi punti d'Italia dove si vedono entrambi i mari contemporaneamente.
Posso portare il cane?
Il Parco Nazionale della Majella permette i cani al guinzaglio nei sentieri (a differenza della Zona A Integrale della Valle dell'Orfento). Verificate però se il vostro cane è in grado di affrontare 10+ ore di cammino su pietraia: spesso non lo è, soffrono molto e si feriscono i polpastrelli sulle rocce. Per la maggior parte dei cani, sconsigliato.
Quanto costa?
Salire al Monte Amaro è completamente gratuito (no ingressi, no tariffe, no parcheggi a pagamento). I costi sono solo quelli del proprio equipaggiamento, del trasporto, eventualmente della guida e dei pasti al rifugio Pomilio (aperto in estate).
Si possono fare altre vette dalla stessa giornata?
Sì. Il sentiero P attraversa diverse vette sopra i 2.500 m: chi è in giornata e in buone condizioni può aggiungere il Monte Focalone (2.676 m), Cima delle Murelle (2.598 m), Monte Acquaviva (2.737 m). Sono però aggiunte significative di tempo e fatica.
Scopri il Monte Amaro con Stravagando
Il Monte Amaro è una di quelle montagne che chiamano una sola volta. Chi la sale, ci torna. Per affrontarla nel modo giusto — in sicurezza, conoscendo la storia che porta sulle spalle, godendo dei panorami e degli incontri faunistici e botanici che riserva — la cosa migliore è affidarsi a chi la conosce: guide ambientali escursionistiche della Majella, gestori dei rifugi, alpinisti esperti del posto. La Majella è una montagna seria. La rispettano gli abruzzesi, dovreste rispettarla anche voi.
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Per approfondire: l'articolo sul Parco Nazionale della Majella e Geoparco UNESCO; gli eremi celestiniani della Majella; la Valle dell'Orfento e Caramanico Terme; Pacentro (borgo del Morrone alla base della Via Normale del Monte Amaro); Gole di Fara San Martino + Grotta del Cavallone, Pescocostanzo e Palena.
Buon viaggio.