- Home
- /Blog
- /Viaggi e destinazioni
- /Gole di Fara San Martino e Grotta del Cavallone: il versante orientale della Majella
Gole di Fara San Martino e Grotta del Cavallone: il versante orientale della Majella
Il canyon profondo 300 metri, l'Abbazia benedettina del IX secolo e una delle grotte turistiche più alte d'Europa: i due geositi della Majella orientale

Ci sono luoghi della Majella che ti entrano dentro come un'imboccata di vento freddo, all'improvviso, e non ti lasciano più. Le Gole di Fara San Martino sono uno di questi. Un canyon profondo scavato dal torrente Verde nel cuore della Majella orientale, con pareti calcaree alte fino a 300 metri e un ingresso largo appena due metri — la "fenditura rocciosa" da cui, leggenda vuole, San Martino aprì il passaggio con la forza delle braccia per consentire ai pastori di raggiungere i pascoli. Pochi chilometri più a sud, sopra Lama dei Peligni e Taranta Peligna, la Grotta del Cavallone apre il suo ingresso a forma di occhio di cavallo a 1.475 metri di altitudine, una delle grotte turistiche più alte d'Europa, raggiungibile solo con una cestovia degli anni '70 sospesa nel Vallone di Taranta. Insieme rappresentano i due geositi più spettacolari del versante orientale della Majella, entrambi parte del Geoparco Mondiale UNESCO riconosciuto nell'aprile 2021.
In questa guida vi raccontiamo entrambi: come arrivarci, cosa aspettarvi nei sentieri, le abbazie nascoste, l'incredibile storia della Figlia di Iorio di D'Annunzio che diede alla Grotta il suo soprannome più poetico, i tempi di visita, i costi, e perché — se avete a disposizione una giornata — vale la pena combinarli in un unico itinerario indimenticabile.
Le Gole di Fara San Martino: la porta orientale della Majella
Fara San Martino è un piccolo borgo di poco più di mille abitanti, in provincia di Chieti, conosciuto in tutto il mondo soprattutto per una ragione: qui hanno sede tre dei pastifici italiani più importanti, De Cecco, Delverde e Cocco, che hanno reso il paese la "capitale mondiale della pasta". L'acqua delle Sorgenti del Verde, purissima e ricchissima di minerali, è la ragione storica di questa concentrazione. Ma chi arriva qui per la prima volta scopre presto che la pasta non è l'unica meraviglia di Fara: alle spalle del paese si apre uno dei canyon più spettacolari dell'Appennino, riconosciuto come geosito di valore internazionale nel dossier UNESCO del Majella Geopark.
Come arrivare alle Gole
Da Pescara: 1 ora di auto via SS81 verso Lanciano, poi SP25 fino a Fara San Martino. Da Roma: 2h30 via A24-A25 fino a Pratola Peligna, poi SS84 attraverso Palena fino a Fara San Martino. Dalla costa adriatica: dall'uscita A14 di Val di Sangro, 30 minuti seguendo le indicazioni per Lanciano e poi Fara San Martino. In treno non è raggiungibile direttamente: la stazione più vicina è Lanciano, da cui prendere autobus o taxi (circa 30 km).
Una volta in paese, le indicazioni per le Gole sono chiare. L'ingresso al sentiero è in corrispondenza delle Sorgenti del Fiume Verde, dove si trova un grande parcheggio a pagamento (tariffa oraria circa 1 € o giornaliera 4 € per le auto, 10 € per i camper). Il parcheggio si sviluppa su più livelli: anche in alta stagione si trova posto, ma in luglio e agosto conviene arrivare entro le 9 del mattino per evitare le code. Dal parcheggio, una breve passeggiata di 10 minuti su strada sterrata vi porta all'imbocco delle Gole.
Il sentiero base: per tutta la famiglia
Il percorso base che attraversa la forra e arriva fino ai resti dell'Abbazia di San Martino in Valle è facile, adatto a chiunque, comprese famiglie con bambini. Circa 3 km andata e ritorno, dislivello irrisorio di 100-150 metri, percorribili in 2 ore comprese le soste. Classificazione del Parco: T-Turistico, la più facile possibile.
L'esperienza dell'ingresso, però, non è banale. Dopo i primi metri di sentiero, le pareti rocciose si stringono fino a un'apertura di soli 2 metri di larghezza — è il punto in cui, secondo la leggenda cristiana, San Martino aprì la roccia con le braccia. Allargando le mani toccate entrambe le pareti contemporaneamente: una sensazione fisica unica, quasi claustrofobica per chi ha problemi con gli spazi stretti, ma immediatamente seguita dall'apertura della valle interna che lascia senza fiato.
Per la vostra sicurezza è fortemente consigliato indossare un caschetto protettivo: il rischio di caduta di piccole pietre dalle pareti è reale, soprattutto dopo piogge intense o in tarda primavera quando il disgelo muove i detriti. L'info point all'ingresso noleggia caschi a prezzi simbolici (1-2 €).
L'Abbazia di San Martino in Valle
Proseguendo nel canyon, dopo circa 15-20 minuti di cammino, si arriva ai resti dell'Abbazia benedettina di San Martino in Valle, riemersi negli ultimi vent'anni grazie a una lunga campagna di scavi archeologici. Le prime notizie documentate risalgono all'829 d.C., quando il monastero compariva già in pergamene benedettine. Il complesso fu attivo per un millennio, abitato senza interruzioni fino al 1818, quando una violenta alluvione del torrente Verde lo distrusse e ne causò l'abbandono definitivo.
Oggi si vedono i resti delle mura, le fondamenta della chiesa, il sistema di canalizzazione dell'acqua, alcuni pavimenti originali. L'abbazia ricorda silenziosamente che la natura non guarda in faccia nessuno: lo stesso torrente che alimentò per secoli il monastero, una notte d'inverno lo cancellò. Il letto del rio sotto le rovine è in secca d'estate ma diventa attivo in inverno, dando ancora oggi l'idea della forza che distrusse il complesso.
Per gli escursionisti esperti: dal canyon al Monte Amaro
Per chi è in cerca di qualcosa di più impegnativo, dalle Gole parte il sentiero H1, l'itinerario più impegnativo dell'intero Parco Nazionale della Majella: porta alla vetta del Monte Amaro a 2.793 metri, la seconda cima dell'Appennino. Percorso: 14-15 km, dislivello 2.300-2.400 metri, tempo medio 9 ore (solo andata), difficoltà EE (Escursionisti Esperti). Riservato a chi ha esperienza di alta montagna, conoscenza dei sentieri ed equipaggiamento adeguato.
Per chi non vuole spingersi così in alto ma vuole comunque qualcosa di più del sentiero base, esiste un'opzione intermedia: la salita fino a Bocca dei Valloni (2,5 ore, 1.050 metri di quota), che offre splendidi panorami senza richiedere l'attrezzatura alpinistica. Anche il sentiero H3 dalla Bocca permette interessanti collegamenti con la zona della Grotta del Cavallone passando per Colle Incotto.
Le Sorgenti del Verde: pic-nic accanto al canyon
Tornati al parcheggio, dedicate del tempo alle Sorgenti del Fiume Verde, situate proprio adiacenti. Sono un geosito UNESCO del Majella Geopark: acque cristalline dalle sfumature color smeraldo, che sgorgano direttamente dalla roccia con un colore intenso dovuto alle alghe e ai minerali disciolti. L'area è attrezzata con tavoli e panche per pic-nic, all'ombra di alberi maturi, accanto alle acque purissime. È uno dei luoghi più amati dai locali d'estate: l'acqua è gelida (12-14 °C anche in agosto), perfetta per bagnarsi i piedi dopo l'escursione. Storicamente, queste sorgenti hanno alimentato per secoli mulini e gualchiere, manifatture della lana di Fara — di una di queste, la Gualchiera Orsatti, restano oggi macchinari originali visitabili.

La Grotta del Cavallone: nei viscere della montagna a 1.475 metri
Trenta minuti di auto separano Fara San Martino da Taranta Peligna, il comune di accesso alla Grotta del Cavallone. Il viaggio attraversa borghi minuscoli, valli profonde, panorami che ricordano la vera anima dell'Abruzzo interno. Si raggiunge Pian di Valle, posta a 750 metri di altitudine sulla SS84 Frentana: qui c'è la stazione di partenza della cestovia.
La cestovia: una delle ultime in Europa
La cestovia "Colle Rotondo-Cavallone" non è una normale funivia ma un sistema di "cestini" (cesti per due persone), un impianto rarissimo in Europa: ne restano attive solo quaranta in tutto il continente, e nel giro di pochi anni molte spariranno. Costruita nel 1978, dopo un lungo dibattito ambientale per favorire lo sviluppo turistico della Grotta, sostituì il sistema precedente di muli e tregge (slitte trainate) che fino agli anni '70 portavano i visitatori lungo il vallone.
Il viaggio dura circa 20 minuti, sale da 750 a 1.388 metri (dislivello di 638 metri), e attraversa il Vallone di Taranta con una vista mozzafiato sulle pareti calcaree della Majella. Capienza dei cestini: massimo 2 persone per cesto. È sconsigliato a chi soffre di vertigini, perché il movimento lento e l'altezza dai dirupi possono creare disagio. Per tutti gli altri è un'esperienza unica, qualcosa di antico che ricorda i vecchi impianti dei rifugi alpini.
Dalla cestovia all'ingresso della Grotta
Arrivati alla stazione di monte a 1.388 metri, il viaggio non è finito. Da qui si prosegue a piedi per circa 10 minuti su un sentiero in salita, poi su una scalinata di 270 gradini scavata nella parete rocciosa e in legno nei tratti più ripidi, fino a raggiungere l'ingresso della Grotta a 1.475 metri. Questo dettaglio è cruciale: la quota di ingresso a quasi 1.500 metri rende la Grotta del Cavallone "tra le grotte naturali visitabili più alte d'Europa", come ufficialmente classificata dall'Associazione Nazionale Città delle Grotte. (Attenzione: non è "la più alta" in assoluto — è tra le più alte, è una distinzione che alcune fonti turistiche tendono a confondere.)
L'imbocco a forma di cavallo
L'ingresso della Grotta del Cavallone è memorabile: si staglia sulla parete a strapiombo come un enorme nido di rapaci. Vista lateralmente, l'apertura ricorda esattamente il profilo di un cavallo, con la bocca del cavallo che corrisponde all'imboccatura della grotta e l'occhio destro che, secondo l'interpretazione popolare, sarebbe l'ingresso. Da qui il nome. (Un'ipotesi alternativa: il nome deriverebbe dal nome antico della valle stessa, "Valle Cavallo".)
Il percorso interno: 1.360 metri di stalattiti
La parte turistica della Grotta si sviluppa per circa 1.360 metri, con visite guidate della durata di 1 ora e 15 minuti. La temperatura interna è costante: 10 °C tutto l'anno, con un'umidità del 96%. Vestiti pesanti obbligatori anche d'estate (felpa minimo, meglio giacca a vento). Scarpe chiuse antiscivolo: in alcuni punti il pavimento è bagnato e scivoloso.
All'interno si attraversano sale memorabili. La prima è la Galleria della Devastazione, dove il caos di crolli millenari crea forme tormentate. Poi si arriva alla Sala di Aligi, intitolata al protagonista della tragedia dannunziana che si svolge proprio in questa grotta: è anche la sala dove gli abitanti di Taranta Peligna si rifugiarono nell'autunno 1943, durante l'occupazione tedesca, quando il fronte bellico si era immobilizzato lungo la Linea Gustav. Si prosegue tra concrezioni, stalattiti e stalagmiti, fino al punto turistico finale, l'Anfiteatro, con una volta di stalattiti spettacolare.
Oltre il ramo turistico, la grotta continua per oltre due chilometri totali, con il Pozzo senza fine e il Ramo dei Laghi (scoperto da speleologi inglesi dell'Università di Oxford negli anni '50). Queste sezioni sono riservate agli speleologi.
La storia: dalla riscoperta a D'Annunzio
La grotta è conosciuta sin dall'antichità — utilizzata come rifugio dai pastori in transumanza — ma dopo secoli di abbandono, fu riscoperta nel 1865 da un pastore di Taranta Peligna, tale Matteo Ciavarra, che mentre inseguiva una capra dispersa rientrò nell'antro per la prima volta dopo più di un secolo. Subito dopo, lo stesso anno, il dottor Egidio Rinaldi la percorse spingendosi oltre il punto chiamato "Bolgia Dantesca". Nel 1893 Alessandro De Lucia, cancelliere di Pretoro, si calò nel "Pozzo senza fine" insieme a un contadino e due minatori, fondando poi la Società delle Grotte del Cavallone e del Bue. Nello stesso anno fu realizzata la scalinata d'accesso scavata nella roccia, ancora oggi in uso.
Il riconoscimento internazionale arrivò però nel 1904, quando il pittore Francesco Paolo Michetti realizzò la scenografia per il secondo atto della tragedia pastorale La figlia di Iorio di Gabriele D'Annunzio (1903), ispirandosi all'atrio d'ingresso della Grotta del Cavallone. Il successo dell'opera dannunziana fu tale che la grotta acquisì il soprannome di "Grotta della Figlia di Iorio", con cui è ancora oggi conosciuta. Nel 1907 lo speleologo Luigi Vittorio Bertarelli ne calcolò le dimensioni interne, nel 1912 Giovanni Battista De Gasperi ne produsse la prima planimetria moderna.
Quando aprono le Grotte
Le Grotte del Cavallone hanno un calendario di apertura limitato per ragioni climatiche e di accessibilità (a 1.475 metri di quota la stagione utile è breve). Aperture tipiche: lunedì di Pasqua, 25 aprile, 1 maggio, weekend di giugno, dal 1 luglio al 15 settembre tutti i giorni, ultimi weekend di settembre. Orari indicativi: 9:00-16:00. Verificate sempre prima di partire sul sito ufficiale grottadelcavallone.it.
Costi e prenotazione
Biglietti per gli adulti: 20 € intero (cestovia andata e ritorno 13 € + ingresso Grotta 7 €), 15 € ridotto per bambini, anziani, gruppi (cestovia 10 € + ingresso 5 €). Prenotazione fortemente consigliata, specie nei weekend e in alta stagione: prenotando online si evitano lunghe attese. Tel. 0872 951922 / 351 9293832, email biglietteria@grottadelcavallone.it.
Le abbazie e le storie minori: cosa altro vedere
L'Abbazia benedettina di San Martino in Valle
Già descritta sopra come parte del sentiero Gole, merita attenzione anche come monumento autonomo. Le campagne di scavi archeologici degli ultimi anni hanno portato alla luce un complesso più ampio del previsto: era una vera "città monastica" benedettina con officine, mulini, sistema di canalizzazione, foresteria. Documentata dall'829 d.C., raggiunse il suo apice nel XIII-XIV secolo, quando contava decine di monaci e gestiva terre, mulini, pascoli da Fara fino al Monte Amaro. Il declino iniziò nel XVII secolo, l'abbandono definitivo dopo l'alluvione del 1818.
Il Museo Naturalistico Archeologico di Fara San Martino
Punto informativo e museo del Parco Nazionale della Majella nel cuore di Fara San Martino. Espone reperti archeologici dalla preistoria al Medioevo trovati nelle Gole e nei dintorni, oltre a documentazione naturalistica del versante orientale della Majella. Aperto in alta stagione, biglietto modesto.
L'Area Faunistica del Camoscio Appenninico (Lama dei Peligni)
A 10 minuti di auto da Taranta Peligna, l'Area Faunistica del Camoscio Appenninico è un'oasi di reintroduzione del camoscio appenninico, specie endemica dell'Appennino centrale quasi estinta nel XX secolo. Il Rupicapra pyrenaica ornata è una sottospecie italiana del camoscio dei Pirenei, riconosciuta solo dal 1899. Oggi nel Parco Majella vivono oltre 500 esemplari, reintrodotti a partire dal 1991 dal Parco Nazionale d'Abruzzo. Nell'area faunistica si possono osservare gli animali in libertà controllata, in un contesto educativo. Da combinare con visita al Museo Naturalistico Archeologico e al Giardino Botanico Michele Tenore di Lama dei Peligni.
Il borgo di Pretoro
A 15 minuti dalle stazioni sciistiche di Passolanciano-Majelletta, Pretoro è uno dei Borghi più Belli d'Italia. Borgo medievale arroccato su uno sperone roccioso, con vicoli stretti, chiese antiche, vista panoramica sulla Valle dell'Aventino. Da qui parte una salita verso il Blockhaus, un fortino militare costruito nel 1863 dall'esercito sabaudo per combattere i briganti. Lungo il sentiero che porta dal Rifugio Bruno Pomilio al Blockhaus, si trova la Tavola dei Briganti: lastre di roccia calcarea su cui briganti e pastori del XIX secolo incisero i loro nomi, un libro di pietra che testimonia il brigantaggio postunitario nella Majella. Il sentiero "Indro Montanelli" che vi conduce è anche senza barriere, accessibile a persone con disabilità o anziani.
Itinerario di una giornata: come combinare Gole e Grotta
Se avete una sola giornata e volete vedere entrambi i geositi, ecco l'itinerario consigliato:
Mattina (8:30-12:30): Gole di Fara San Martino. Partenza dal parcheggio Sorgenti del Verde alle 9:00, sentiero base fino all'Abbazia di San Martino in Valle (2 ore A/R con soste), poi sosta alle Sorgenti del Verde per riposare e ammirare le acque smeraldo. Pranzo al sacco lì o nei ristoranti di Fara San Martino (specialità: pasta fresca all'uovo di Fara, agnello alla scottadito).
Pomeriggio (14:00-18:00): Grotta del Cavallone. Trenta minuti di auto da Fara a Pian di Valle (Taranta Peligna). Cestovia alle 14:30, salita 20 minuti, sentiero 10 minuti, visita guidata della Grotta 1 ora e 15 minuti, ritorno cestovia. Conviene arrivare alle 14:00 per prenotare il turno migliore e non rischiare la chiusura delle 16:00.
Per la cena: scendendo da Taranta Peligna, fermata a Lama dei Peligni o Casoli per un trabocco di carne abruzzese (arrosticini, salumi tipici, formaggio pecorino). Per i più lenti, pernottamento in agriturismo a Lama dei Peligni o Palena permette di continuare il giorno dopo con i sentieri più impegnativi della Majella orientale.
Consigli pratici per la visita
Quando andare
Stagione ottimale: maggio-giugno e settembre. Le Gole sono visitabili tutto l'anno ma in inverno il sentiero può essere scivoloso per ghiaccio o neve fresca. La Grotta del Cavallone è aperta solo da metà aprile a fine settembre: fuori da questa finestra non è accessibile. Luglio-agosto sono affollati: prenotate la cestovia almeno 2-3 giorni prima. Evitate i giorni di pioggia intensa: il rischio di caduta pietre nelle Gole aumenta e la cestovia può essere sospesa.
Cosa portare
Per le Gole: scarpe da trekking (anche da ginnastica con suola scolpita vanno bene per il sentiero base), bottiglietta d'acqua, caschetto protettivo (nolleggiabile all'info point), giacca leggera anche d'estate (dentro il canyon fa fresco), eventualmente bastoncini da trekking per il sentiero al Monte Amaro. Per la Grotta del Cavallone: giacca pesante anche in agosto (10 °C costanti dentro), scarpe chiuse antiscivolo, frontalino non necessario (la grotta è illuminata), zaino piccolo per oggetti personali.
Con i bambini
Le Gole sono adatte anche a bambini piccoli (dai 4-5 anni in su): il sentiero è facile, ci sono soste regolari, l'aspetto suggestivo del canyon affascina i piccoli. Niente passeggini né carrozzine sul terreno irregolare. La Grotta del Cavallone è adatta a bambini dai 5-6 anni: la cestovia può fare paura ai più piccoli o a chi soffre di vertigini, ma una volta dentro è un'avventura emozionante. Verificate che non abbiano paura del buio o degli spazi chiusi.
Con cani
Cani al guinzaglio ammessi nelle Gole, ma solo fino all'Abbazia: oltre, la presenza di fauna selvatica (lupi, orsi) e i sentieri impegnativi rendono problematico portarli. Niente cani nella Grotta del Cavallone per ragioni di sicurezza e protezione dell'ecosistema della grotta.
Accessibilità
Le Gole nel sentiero base sono accessibili a persone con difficoltà motorie moderate (sentiero in piano, terreno compatto ma con alcuni tratti irregolari). Non adatte a sedie a rotelle. La Grotta del Cavallone non è accessibile a persone con disabilità motoria: 270 gradini fino all'ingresso, percorso interno con dislivelli. La cestovia è invece accessibile in carrozzina con assistenza.
Dove dormire nella zona
Per visitare entrambi i geositi senza fretta, dedicare almeno due notti alla zona. Le opzioni:
Fara San Martino: piccolo borgo con agriturismi familiari e B&B (50-90 € la doppia). Specialità: cucina di pasta tradizionale, vista canyon.
Lama dei Peligni: borgo storico con buone strutture, posizione strategica tra Fara e Taranta. Hotel e agriturismi (60-100 €).
Palena: 20 minuti da entrambi, alta quota (760 m), aria di montagna pura. Albergo storico e B&B con specialità abruzzesi.
Roccaraso o Pescocostanzo: 40 minuti, scelta ideale d'inverno per combinare visita Geositi + sci. Più alberghi e strutture turistiche, prezzi 80-200 €.
Le esperienze marketplace di Stravagando
Stravagando è il marketplace italiano dedicato a esperienze come queste: trekking guidati, escursioni al tramonto, ciaspolate, workshop fotografici, visite tematiche, soggiorni nei borghi, condotti da host locali selezionati uno per uno. Stiamo costruendo in queste settimane il nostro catalogo di esperienze in Abruzzo— inclusa — e nei prossimi mesi sarà possibile prenotare direttamente da qui.
Nel frattempo, se siete host, guide ambientali o operatori turistici della zona e volete entrare nel nostro circuito, scriveteci: cerchiamo proprio voi.
E se siete viaggiatori, iscrivetevi alla newsletter di Stravagando: vi avviseremo non appena le prime esperienze saranno prenotabili online — con prezzi trasparenti, host certificati e una curatela editoriale che vi promettiamo diversa da quella dei grandi marketplace generalisti.
Per approfondire la conoscenza della Majella orientale: leggete il nostro articolo sul Parco Nazionale della Majella e Geoparco UNESCO, scoprite gli eremi celestiniani della Majella, programmate un'escursione al Monte Amaro partendo proprio da Fara San Martino.
Buon viaggio.