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Cosa mangiare in Abruzzo: piatti, prodotti DOP e tradizioni delle 4 cucine regionali
La guida completa alla gastronomia abruzzese: 10 piatti-icona da assaggiare, 10 prodotti DOP e Presìdi Slow Food, 4 vini DOC, dolci tradizionali, dove mangiare bene a prezzi onesti e calendario stagionale per ogni piatto.

L'Abruzzo è una delle regioni gastronomiche più sottovalutate d'Italia, e — proprio per questo — una delle più affascinanti da scoprire. Quattro cucine differenti che cambiano nel raggio di pochi chilometri (la cucina costiera, la cucina collinare-rinascimentale, la cucina pastorale dell'Aquilano, la cucina marsicana di alta quota), oltre 40 prodotti riconosciuti tra DOP, IGP, Presìdi Slow Food e Arca del Gusto, una densità di artigiani-produttori-cuochi che la regione condivide con poche altre realtà italiane. Mentre Toscana e Emilia-Romagna sono diventate cucine "globali", l'Abruzzo gastronomico è ancora una scoperta — e questa è la sua forza.
In questa guida vi raccontiamo tutto quello che serve sapere sulla cucina abruzzese: i piatti-icona da assaggiare almeno una volta nella vita (dagli arrosticini alle virtù teramane, dal brodetto vastese ai maccheroni alla chitarra), i prodotti DOP e i Presìdi Slow Food (Zafferano dell'Aquila DOP, pecorino di Farindola, lenticchia di Santo Stefano, ventricina vastese), le quattro cucine geografiche con le loro specificità, i vini DOC e DOCG, e — punto importante per chi viaggia — dove mangiare bene a prezzi onesti, lontano dalle trappole turistiche. È un articolo pensato come bussola gastronomica per chiunque viaggi in Abruzzo per la prima volta o voglia approfondire una regione che, al palato, riserva continuamente sorprese.
Per chi vuole imparare a cucinare l'abruzzese, leggete la nostra guida ai corsi di cucina abruzzese. Per scoprire i vini, la guida alle 10 cantine da visitare. Per le esperienze enogastronomiche complete, il nostro articolo sul turismo esperienziale.
Le 4 cucine abruzzesi: capire le differenze geografiche
La prima cosa da sapere sulla cucina abruzzese è che non esiste "la" cucina abruzzese: ne esistono almeno quattro, distinte e profondamente diverse, modellate dalla geografia inusuale della regione. In appena 130 chilometri da nord a sud, e 80 chilometri dalla costa al confine laziale, l'Abruzzo passa dal mare ai 2.900 metri del Corno Grande. Questa verticalità ha generato microcucine diversissime, ognuna con piatti che fuori dal proprio territorio non esistono.
1. La cucina costiera (Vasto, Pescara, Giulianova, San Vito Chietino). È la più mediterranea: olio EVO della Frentania, pesce azzurro dell'Adriatico, scapece di pesce, brodetti di pesce che variano di paese in paese (vastese, giuliese, pescarese), pasta al sugo di pesce, paranza fritta. Tradizionalmente poco peperoncino, contrariamente al cliché. Per scoprirla nei suoi luoghi, vedi la nostra guida alla Costa dei Trabocchi.
2. La cucina collinare pescarese e teramana. È la più "rinascimentale-aristocratica": ricette tramandate dalle case nobili (i Caracciolo, i Farnese), pasta all'uovo tirata sottile, formaggi vaccini stagionati, carni nobili. Qui nascono maccheroni alla chitarra, virtù teramane, scrippelle 'mbusse, timballi alla teramana. È la cucina più tecnica e raffinata della regione.
3. La cucina dell'Aquilano montano. È la cucina del pastore: agnello, montone, salumi di pecora, lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, Zafferano dell'Aquila DOP, pecorino di Farindola. Le ricette sono semplici, lente, costruite sull'attesa: il cif e ciaf, gli arrosticini, le zuppe di legumi, l'agnello cotto a coppo, le sagne e fagioli.
4. La cucina marsicana (Avezzano, Tagliacozzo, Pescasseroli). La più "interna" e povera, e proprio per questo affascinante: cicerchia (legume antico riscoperto solo negli ultimi vent'anni), patate del Fucino, fagiolo solco dritto di Paganica, fave di Lucio. Oggi è protagonista della scena gastronomica italiana di ricerca, con diversi chef stellati che ci stanno costruendo carriere.
Capire queste differenze cambia il modo di mangiare in Abruzzo: ordinare brodetto vastese in un ristorante di L'Aquila ha lo stesso senso di ordinare cacciucco a Bologna. Ogni piatto ha il suo territorio, e il viaggiatore che lo capisce mangia molto meglio.
I 10 piatti abruzzesi da assaggiare almeno una volta
La selezione che segue copre tutte e quattro le cucine geografiche. Sono i piatti che — secondo critici, guide e popolazione locale — meglio rappresentano l'identità gastronomica abruzzese. Per ognuno indichiamo zona, periodo migliore, dove cercarlo.

1. Arrosticini
Il piatto-simbolo dell'Abruzzo nel mondo. Spiedini di carne di pecora (tradizionalmente castrato, oggi anche agnello adulto) tagliata a cubetti di 1 cm e infilata su stecchi di legno lunghi 25-30 cm. Si cuociono sulla canaletta, una lunga griglia stretta a carbonella, in 3-4 minuti per spiedino, con sale fino a fine cottura. Si mangiano con le mani, accompagnati da pane casereccio e Montepulciano.
Zona: tutta la regione, ma il cuore è l'Aquilano (Castel del Monte, Campo Imperatore) e la Maiella. Periodo: tutto l'anno. Dove cercarlo: la storica macelleria-rosticceria Mucciante a Castel del Monte è considerata uno dei posti migliori per arrosticini "veri".

2. Maccheroni alla chitarra
La pasta fresca simbolo della cucina abruzzese, soprattutto della tradizione teramana e pescarese. Si tira la sfoglia di pasta all'uovo (1 uovo per 100 g di farina, niente acqua) sulla chitarra, un telaio rettangolare con fili d'acciaio tesi a 3 mm di distanza, ottenendo spaghetti a sezione quadrata. I tre condimenti tradizionali: al ragù di castrato, alle pallottine (polpettine minuscole di carne mista), al sugo di pecora alla teramana.
Zona: Teramano, Pescarese collinare, Aquilano. Periodo: tutto l'anno.

3. Virtù teramane
Il piatto-rituale del 1° maggio. Sette legumi diversi (ceci, fagioli borlotti, cannellini, lenticchie, fave, piselli, cicerchie), sette verdure, sette tipi di pasta, carni e salumi vari (cotechino, prosciutto, lardo, pancetta), tutto cotto separatamente e poi unito in un'unica zuppa lenta. È un piatto-simbolo, un rituale di fine inverno-inizio primavera, raramente preparato fuori dal periodo tradizionale.
Zona: esclusivamente nel Teramano (Teramo, Atri, Giulianova, Civitella del Tronto). Periodo: da metà aprile a fine maggio circa.

4. Scrippelle 'mbusse
La "crêpe abruzzese" della tradizione teramana nobile. Crêpe sottilissime di uova, farina e poco latte, arrotolate con grattugiata abbondante di pecorino e tuffate in brodo di gallina caldo. Il nome "'mbusse" significa "bagnate" in dialetto teramano. Apparentemente semplice, è un piatto tecnicamente molto fine.
Zona: Teramano (Teramo è la patria storica), Atri, Pescarese collinare. Periodo: tutto l'anno, particolarmente nei mesi freddi.

5. Brodetto alla vastese
La zuppa di pesce-icona della Costa dei Trabocchi e della costa abruzzese meridionale. La ricetta tradizionale, codificata presso l'Accademia Italiana della Cucina nel 2019, prevede almeno 7-9 specie diverse di pesce dell'Adriatico (variabili secondo stagione, tra cui scorfano, tracina, testone, lucerna, panocchia, seppia, triglia, e altri pesci e molluschi), peperone dolce, peperoncino, pomodoro, aglio, prezzemolo, cotti in tegame di terracotta senza soffritto e senza acqua. Il finale è di pane tostato sul fondo del piatto. È rivendicato con orgoglio campanilistico da Vasto rispetto agli altri brodetti adriatici.
Zona: costa abruzzese meridionale (soprattutto Vasto). Periodo: tutto l'anno con disponibilità di pesce variabile, migliore da giugno a settembre. Dove cercarlo: trattorie storiche di Vasto, alcuni trabocchi-ristorante della Costa dei Trabocchi.

6. Agnello cotto a coppo
Una delle preparazioni più antiche dell'Abruzzo interno. L'agnello viene cotto lentamente sotto una campana di coccio (il coppo) posata sulla brace, che concentra il calore e gli aromi senza far seccare la carne. Il risultato: una carne tenera, leggermente affumicata, completamente diversa da qualsiasi arrosto convenzionale. È un piatto-evento, raramente in carta nei menu del giorno: spesso serve preavviso.
Zona: tutto l'Abruzzo interno (Sulmona, Aquilano, Maiella). Periodo: tutto l'anno, ma legato a periodi tradizionali (Pasqua, Ferragosto, Natale).

7. Pallotte cacio e ova
Polpette vegetariane della tradizione contadina, fatte con pane raffermo, formaggio pecorino grattugiato, uova, prezzemolo, aglio. Si friggono e poi si tuffano nel sugo di pomodoro. Un piatto "povero" geniale, nato nelle case contadine quando la carne era un lusso. È la perfetta espressione del concetto di "cucina di recupero" abruzzese.
Zona: tutta la regione, particolarmente diffuso nel Pescarese e Aquilano. Periodo: tutto l'anno.

8. Cif e ciaf
Piatto-icona della cucina pastorale aquilana. Pancetta di maiale tagliata a pezzi grossi, cotta in padella con peperoni (rossi, gialli, verdi), aglio, peperoncino, fino a quando la carne diventa croccante fuori e morbida dentro. Il nome onomatopeico riprende il suono della carne sulla padella ("cif" + "ciaf"). Si mangia con pane casereccio per pulire il fondo.
Zona: Aquilano e Maiella. Periodo: autunno e inverno preferibilmente.

9. Pasta alla mugnaia
La pasta fresca della tradizione di Elice (Pescara), un piccolo borgo del Pescarese collinare dove è nato come piatto dei mugnai del paese. Si lavora una pasta di acqua e farina e si "stira" un singolo filo lunghissimo (spesso 1-2 metri) avvolgendolo intorno alla mano. Si condisce tradizionalmente con sugo di carne mista o con un sugo bianco di carne d'agnello e pecorino. È un piatto rituale, quasi performativo: la preparazione è uno spettacolo. Ogni anno a Elice si tiene la Sagra della Pasta alla Mugnaia, evento dedicato esclusivamente a questo piatto.
Zona: Elice (Pescara) e Pescarese collinare. Periodo: tutto l'anno.

10. Pizza scima e pizza e foje
Due pani-piatti della tradizione contadina abruzzese. La pizza scima è un pane non lievitato fatto con farina, acqua, olio EVO, vino bianco, sale, cotto in forno fino a essere fragrante. La pizza e foje è una crostata di mais (o farina di mais e grano duro) servita con verdure spontanee saltate (cicoria di campo, bieta, rape, soncino) — è il piatto-povero per eccellenza, oggi riscoperto come simbolo di cucina sostenibile.
Zona: tutta la regione, particolarmente Chietino e Pescarese. Periodo: tutto l'anno.
Altri piatti regionali da scoprire
Oltre ai dieci piatti-icona, la cucina abruzzese custodisce un repertorio di ricette tradizionali che il viaggiatore curioso ama scoprire. Eccone otto che meritano un assaggio.

Mazzarelle teramane
Specialità della tradizione pastorale teramana: piccoli involtini di interiora di agnello (cuore, polmone, fegato, animelle) avvolte in foglie di lattuga romana o cicoria, legate con la stessa trippa o con una listarella di budello, e cotte lentamente in tegame con olio, aglio, vino bianco e aromi. Sono il classico piatto delle feste pasquali del Teramano, anche se le trovate tutto l'anno nelle trattorie storiche di Teramo, Atri e Civitella del Tronto.

Coratella d'agnello con cipolle
Le frattaglie d'agnello (cuore, fegato, polmone) cotte in padella con cipolle, vino bianco e peperoncino. È il piatto pasquale per eccellenza dell'Aquilano e della Maiella, profondamente legato alla tradizione pastorale. La sua particolarità: si mangia solo nel periodo della macellazione degli agnelli, quindi soprattutto a primavera.

Sagne e fagioli
Pasta fresca tradizionale dell'Aquilano, fatta a mano con acqua e farina, tagliata a strisce irregolari ("sagne") e cotta in pentola unica con i fagioli borlotti o cannellini, soffritto di aglio e olio, peperoncino. È la pasta e fagioli abruzzese: piatto unico, povero, sostanzioso, rituale del pasto contadino dell'inverno.

Polenta sulla spianatora
Tradizione contadina tipicamente aquilana e marsicana: la polenta viene rovesciata calda su una grande tavola di legno (la spianatora), condita con sugo di salsicce, costine di maiale, pecorino grattugiato, e mangiata tutti insieme direttamente dalla tavola, ognuno scavando dalla propria parte. È un rituale conviviale antichissimo, oggi proposto da agriturismi nei mesi invernali.

Fiadoni
Specialità pasquale teramana e chietina: involtini di pasta sottile (uova, farina, olio, vino bianco) ripieni di formaggio pecorino fresco grattugiato, uova e pepe. Cotti al forno fino a doratura, hanno la forma caratteristica di mezzaluna o ravioloni. Si mangiano tradizionalmente nei pranzi di Pasqua e Pasquetta in tutta la regione, ma con piccole variazioni di ricetta da paese a paese.

Caggiunitti (o calcionetti)
I dolci natalizi abruzzesi per eccellenza: piccoli ravioli di pasta dolce (uova, farina, olio, vino bianco) ripieni di un impasto di ceci lessati, miele, mosto cotto, cioccolato e mandorle, fritti e cosparsi di zucchero a velo. Esistono varianti con ripieno di castagne o marmellata d'uva. Sono uno dei dolci più antichi della tradizione regionale, tipicamente preparati per Natale e Capodanno.

Pepatelli
Biscotti speziati natalizi della tradizione teramana: fatti con miele, mandorle, scorza d'arancia, pepe nero. Croccanti, di colore scuro, dal sapore complesso e inusuale (il pepe nero in un dolce è una rarità nella pasticceria italiana). Si conservano a lungo e accompagnano tradizionalmente il vin santo o la ratafia.

Brodetto alla giuliese e alla pescarese
Le varianti del brodetto vastese sulla costa centrale e settentrionale. Il brodetto alla giuliese (Giulianova, Teramo) tende a essere meno piccante, con uso di pomodoro fresco, e talvolta con poca cipolla. Il brodetto alla pescarese ha una tradizione meno codificata ma è caratterizzato dall'uso di varietà di pesce locale e dalla presenza di olio EVO abbondante. Tutte e tre le varianti meritano un assaggio comparato per capire le sfumature della cucina di mare abruzzese.
I prodotti DOP, IGP e Presìdi Slow Food d'Abruzzo
L'Abruzzo ha una densità di prodotti riconosciuti tra le più alte d'Italia in rapporto alla popolazione. Questi sono i 10 più importanti che il viaggiatore-foodie deve conoscere.

Zafferano dell'Aquila DOP
Lo zafferano DOP più antico d'Italia per documentazione storica: il Crocus sativus fu introdotto in Italia nel XIII secolo dal monaco domenicano Santucci di Navelli, di ritorno dalla Spagna, e da allora coltivato sull'altopiano di Navelli (provincia dell'Aquila). La zona di produzione disciplinare comprende terreni a quote tra 350 e 1.000 metri s.l.m. La raccolta degli stigmi avviene esclusivamente a mano, all'alba, fiore per fiore. Per produrre 1 kg di zafferano servono circa 200.000 fiori. Prezzo commerciale: 25-40 € al grammo (sì, al grammo). È usato nella cucina abruzzese tradizionale (risotti, pasta, dolci) ma soprattutto esportato all'industria farmaceutica e cosmetica internazionale.

Ventricina del Vastese
Salume della tradizione del medio-alto Vastese, considerato uno dei più rinomati d'Italia. Carne di maiale (cosce, lombo, spalle) tagliata a pezzi grossi (non macinata), insaccata in vescica di suino, condita con polvere di peperone dolce e/o piccante, finocchio selvatico, sale, pepe. Stagionatura minima 4 mesi. Sapore intenso, leggermente piccante, struttura grossolana. Si mangia tradizionalmente affettata grossa con pane casereccio. Presidio Slow Food dal 1998.

Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio
Presidio Slow Food, una delle lenticchie più piccole e aromatiche del mondo. Cresce solo nei terreni aridi e calcarei tra i 1.200 e i 1.400 metri di quota, attorno a Santo Stefano di Sessanio. Senza irrigazione né concimazioni chimiche. Buccia sottilissima, sapore intenso, consistenza che la rende ricercata dai migliori ristoranti italiani. Si trova nei negozi del borgo di Santo Stefano di Sessanio o si gusta in zuppa nelle trattorie locali.

Pecorino di Farindola
Uno dei rari formaggi al mondo prodotti con caglio di maiale (al posto del caglio vaccino). La tradizione, di origini romane (citata già da Apicio come "formaggio dei Vestini"), è tramandata da generazioni di donne di Farindola e di alcuni comuni limitrofi del versante orientale del Gran Sasso (Montebello di Bertona, Villa Celiera, Carpineto della Nora, Arsita). La produzione è limitata e affidata a un consorzio di pochi produttori artigianali. Presidio Slow Food dal 2001.

Aglio rosso di Sulmona
Varietà autoctona di aglio coltivata nella Valle Peligna intorno a Sulmona. Bulbi racchiusi in tuniche di colore rosso vinaccia, sapore deciso e profumo intenso grazie all'alta concentrazione di allicina e oli essenziali. Tradizionalmente conservato in trecce composte da 52 teste (una per ogni settimana dell'anno). È inserito nell'Arca del Gusto della Fondazione Slow Food ed è iscritto al registro varietale nazionale dal 1992; è in corso l'iter per il riconoscimento del marchio IGP. È un ingrediente-chiave della cucina sulmonese (vedi guida a Sulmona).

Olio EVO Aprutino Pescarese DOP, Pretuziano DOP, Colline Teatine DOP
Tre denominazioni di origine protetta per gli oli EVO abruzzesi, con caratteristiche distinte. La varietà autoctona più importante è la Gentile di Chieti, da cui si ricava un olio dal sapore equilibrato, fruttato medio, leggera nota piccante. Gli oli abruzzesi sono regolarmente premiati nelle competizioni internazionali e — fatto noto a pochi — sono spesso usati come "base" da grandi marchi industriali italiani per le loro miscele.

Confetti di Sulmona
Il dolce italiano con la documentazione produttiva più antica della Penisola: tracce scritte di confetti a Sulmona risalgono al XV secolo. La Fabbrica Confetti Pelino di Sulmona (in attività dal 1783) è la più storica del settore. Specialità unica al mondo: i fiori di confetti, bouquet di fiori finti realizzati con confetti colorati — il vero souvenir di Sulmona.

Mortadella di Campotosto
Salume d'altura, prodotto nel piccolo paese di Campotosto (provincia dell'Aquila, sui Monti della Laga, 1.420 m s.l.m.). Niente a che vedere con la mortadella di Bologna: è un salume a grana fine fatto con tagli magri di suino (spalla, prosciutto, lombo) e una caratteristica barretta di lardo al centro (il "lardello"), di forma ovoidale, venduto tradizionalmente a coppie legate (da cui il soprannome popolare "coglioni di mulo"). Affumicato per 15 giorni e stagionato 3 mesi. Si mangia tradizionalmente affettato sottile con pane casereccio. Presidio Slow Food, prodotto oggi da soltanto due produttori autorizzati.

Patata del Fucino IGP
Coltivata nella piana del Fucino (Marsica), su terreni argilloso-limosi un tempo lago di Fucino prosciugato a metà Ottocento. Polpa giallo intenso, sapore caratteristico, ottima sia per friggerla sia per minestre. È uno dei prodotti più importanti della cucina marsicana.

Cicerchia della Marsica
Legume antico riscoperto solo negli ultimi 20 anni dopo essere stato a un passo dall'estinzione. Dimensioni leggermente più grandi di un cece, sapore intenso, consistenza che ricorda al palato la castagna. È il legume-icona della cucina marsicana di ricerca, oggi protagonista delle carte di numerosi chef stellati italiani.

I vini d'Abruzzo: orientarsi nelle 4 DOC principali
L'Abruzzo è una delle principali regioni vinicole italiane, con oltre 32.000 ettari di vigneti. Quattro denominazioni principali da conoscere.
Montepulciano d'Abruzzo DOC: il rosso simbolo della regione, da non confondere con il Vino Nobile di Montepulciano toscano (è una località diversa, prodotta con uve Sangiovese). Vino strutturato, di colore intenso quasi opaco, con note di frutta nera matura, spezie, tabacco. La sottozona Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane DOCG (l'unica DOCG abruzzese, riconosciuta con D.M. del 20 febbraio 2003) rappresenta il vertice qualitativo: prima Denominazione di Origine Controllata e Garantita ottenuta dalla regione, già DOC dal 1968. Prodotta nei terreni collinari della provincia di Teramo, con minimo 90% Montepulciano e massimo 10% Sangiovese.
Cerasuolo d'Abruzzo DOC: rosato unico in Italia, ottenuto da uve Montepulciano vinificate in rosato (macerazione brevissima sulle bucce). Non è un rosato leggero da estate: ha struttura, sapidità, capacità di reggere il cibo. Da molti critici considerato il rosato italiano più interessante in assoluto.
Trebbiano d'Abruzzo DOC: il bianco autoctono, di solito da uva Bombino Bianco. Capacità di longevità rara in un bianco mediterraneo: i Trebbiano di Valentini di Loreto Aprutino sono considerati tra i grandi bianchi italiani, capaci di evolvere 30-40 anni in bottiglia.
Pecorino e Passerina: due autoctoni bianchi recentemente riscoperti, in fortissima crescita commerciale negli ultimi 15 anni. Il Pecorino dà bianchi minerali, freschi, con belle note agrumate; la Passerina è più beverina, perfetta per gli aperitivi.
Per la guida operativa alle cantine da visitare, leggete il nostro articolo dedicato alle 10 cantine da visitare in Abruzzo.
I liquori d'Abruzzo
Capitolo poco raccontato della gastronomia regionale: l'Abruzzo è terra di liquori d'erbe e di frutta di tradizione antica, oggi protagonisti di una rinascita commerciale.

Genziana: amaro di tradizione pastorale fatto con le radici di Gentiana lutea raccolte sulle praterie di alta quota del Gran Sasso e della Maiella. Sapore amaro intenso, profondo, terroso — un digestivo unico al mondo, oggi prodotto sia da distillerie storiche sia da piccoli produttori artigianali.

Centerba di Tocco da Casauria: liquore d'erbe verde brillante, dalla gradazione alcolica elevatissima (70°), prodotto a Tocco da Casauria (Pescara) dal 1817 dalla storica azienda Toro. Si dice contenga circa cento erbe officinali della Maiella (da cui il nome).

Ratafia: liquore dolce ottenuto dall'infusione di amarene nere nel vino Montepulciano d'Abruzzo, con aggiunta di alcol e zucchero. Tradizionalmente prodotto in casa nelle famiglie abruzzesi, è oggi commercializzato da diverse aziende. Sapore dolce, intenso, profondo — il "vino delle feste" della tradizione contadina.
I dolci abruzzesi: dalle ferratelle al parrozzo
Il dolce abruzzese è una galassia spesso ignorata. Ecco i 6 da conoscere.

Ferratelle (chiamate anche pizzelle, cancellate o nevole secondo la zona): cialde sottili a forma di rombo o cuore, fatte con uova, farina, zucchero, cotte tra due piastre di ferro decorate. Si possono trovare lisce, ripiene di marmellata o crema, o ricoperte di miele. Sono il dolce-icona delle case contadine abruzzesi.

Parrozzo: dolce pescarese a forma di cupola, ricoperto di cioccolato fondente, fatto con semolino, mandorle tritate, uova e cioccolato. Inventato nel 1920 dal pasticcere pescarese Luigi D'Amico, ispirato al "pan rozzo" (pane rustico contadino di granoturco) della tradizione abruzzese. La prima persona a cui D'Amico fece assaggiare il dolce fu Gabriele D'Annunzio, che lo celebrò con un madrigale in dialetto abruzzese intitolato "La Canzone del Parrozzo". È diventato il dolce-simbolo del Natale abruzzese.

Bocconotti: piccoli dolci di pasta frolla ripieni di crema (alla mandorla, al cioccolato, alle marmellate), tipici della tradizione del Vastese e del Chietino. Si mangiano tradizionalmente nei matrimoni e nelle feste di paese.

Sise delle Monache: dolce-icona di Guardiagrele (provincia di Chieti), inserito nell'Arca del Gusto della Fondazione Slow Food. Il dolce è composto da due strati di pan di Spagna leggerissimo farciti con crema pasticcera, modellati in modo da formare tre protuberanze spolverate di abbondante zucchero a velo. Sull'origine del nome esistono tre teorie: il riferimento alle tre vette della Maiella, l'invenzione attribuita alle monache delle Clarisse di Guardiagrele (che lo preparavano per la festa di Sant'Agata), oppure l'allusione goliardica del poeta dialettale Modesto Della Porta che paragonò il candore del dolce al petto delle suore. Il creatore documentato fu il pasticcere Giuseppe Palmerio tra il 1884 e il 1886, di ritorno da un apprendistato a Napoli. Oggi il dolce è prodotto da due pasticcerie storiche, entrambe in via Roma: la pasticceria Lullo (di Emo Lullo Jr., nipote del capostipite Filippo Palmerio) e la pasticceria Palmerio (oggi gestita da Nino Di Santo). Per gustarle bisogna andare a Guardiagrele: il dolce è freschissimo e va consumato entro un paio di giorni dalla produzione.

Pan dell'Orso: dolce dell'Aquilano, fatto con miele, mandorle e cioccolato, di forma allungata. Storicamente legato alla tradizione pastorale dei Monti della Laga.

Pizza dogge (pizza dolce abruzzese): la torta-simbolo della regione, da non confondere con la pizza salata. In dialetto abruzzese si chiama proprio "pizza dogge" ed è il dolce tradizionale delle domeniche in famiglia, dei compleanni e dei matrimoni. Si compone di più strati di pan di Spagna bagnati con miscele diverse di caffè, rum e alchermes, farciti con crema pasticcera, crema al cioccolato e (nella versione teramana più ricca) crema di mandorle o marmellata di mosto cotto (la scrucchiata). La copertura tradizionale è di ghiaccia reale o panna montata, decorata con mandorle a scaglie e codette di zucchero colorate. Non esiste una ricetta unica: ogni famiglia, ogni provincia ha la sua versione tramandata di generazione in generazione. È un dolce laboriosamente costruito ma straordinariamente goloso, considerato il "vero" dolce delle cerimonie in Abruzzo — come si dice da queste parti, "lu jurn dop è angor più bon" (il giorno dopo è ancora più buono).
In arrivo su Stravagando. Stiamo selezionando in queste settimane i produttori artigianali abruzzesi (frantoi, caseifici, salumifici, pastifici, fabbriche di confetti, pasticcerie storiche) che proporranno visite e degustazioni dirette in azienda sulla nostra piattaforma. Iscrivetevi alla newsletter per essere tra i primi a prenotare.
Dove mangiare bene in Abruzzo: 4 regole pratiche
Una delle domande più frequenti dei viaggiatori in Abruzzo: "Come faccio a sapere dove si mangia veramente bene, lontano dalle trappole turistiche?". Ecco quattro regole pratiche che funzionano.
1. Cercate "trattorie" e "osterie", non "ristoranti". In Abruzzo la dicitura tradizionale per i locali di cucina autentica è trattoria o osteria, mai "ristorante". I ristoranti sono spesso location più formali, con menu tradotti in inglese, prezzi alti, cucina più "internazionale". Le trattorie e le osterie storiche servono cucina del territorio fatta da chi la sa fare.
2. Diffidate dei menu turistici. Se un locale ha un menu traduce con grandi foto patinate di "specialità abruzzesi", è quasi certamente turistico. I locali autentici hanno menu scritti a mano o stampati semplicemente, in italiano (e talvolta in dialetto), spesso con piatti del giorno. Il prezzo medio del coperto è 20-35 € a persona, non 50 €.
3. Chiedete agli abruzzesi. Non al receptionist dell'hotel (che spesso indirizza ai locali "convenzionati"), ma al barista del bar dove prendete il caffè la mattina, al gestore del benzinaio, al verduriere del paese. La comunità locale conosce i posti dove mangiano gli abruzzesi, e generalmente ve li indica volentieri.
4. Seguite i piatti tipici di stagione. Un buon segnale di un locale autentico: in primavera ha le virtù teramane in carta, in autunno ha il tartufo nero, in inverno il brodetto vastese o le scrippelle, a Pasqua l'agnello a coppo e i fiadoni. I locali con lo stesso menu fisso tutto l'anno sono spesso più turistici.
Le esperienze gastronomiche da vivere
L'Abruzzo gastronomico non è solo "mangiare in trattoria". Ecco quattro esperienze che trasformano un viaggio gastronomico in un'esperienza vera.
1. Corso di cucina abruzzese: 2-4 ore con un cuoco/cuoca locale, mani in pasta, pranzo finale. Costo medio 50-130 € a persona. È il modo migliore per "portarsi a casa" l'Abruzzo gastronomico.
2. Caccia al tartufo con un trifolau della Valle Peligna o della Marsica: 2-3 ore in bosco con cane addestrato, scavo, degustazione finale. Costo medio 45-75 € a persona. Combina natura e gastronomia in un'esperienza unica.
3. Visita in cantina con degustazione: dalle 10 cantine da visitare abruzzesi (Pepe, Valentini, Tiberio, Praesidium, ecc.). Costo medio 25-70 € a persona. Per chi vuole capire perché il Montepulciano d'Abruzzo è uno dei rossi italiani più sottovalutati.
4. Cena in un trabocco sulla Costa dei Trabocchi: 5-7 portate di pesce dell'Adriatico, sospesi sul mare. Costo 50-90 € a persona. È l'esperienza più "scenografica" della cucina di mare abruzzese.
Calendario gastronomico stagionale dell'Abruzzo
Ogni stagione ha i suoi piatti e le sue feste. Ecco un calendario realistico mese per mese.
Gennaio-marzo: stagione del tartufo nero pregiato in Valle Peligna e Marsica. Stagione del brodetto vastese (mare freddo = pesce migliore). Festa di Sant'Antonio Abate (17 gennaio) con polente e salsicce in molti borghi. Tempo di sagne e fagioli, polenta sulla spianatora, cif e ciaf.
Aprile-maggio: stagione delle virtù teramane (1° maggio è il giorno tradizionale). Pasqua con agnello cotto a coppo, mazzarelle teramane, coratella d'agnello e fiadoni teramani. Asparagi selvatici e prime erbe spontanee.
Giugno-agosto: stagione del brodetto estivo sulla costa, della scapece di pesce, dei pesci freschi grigliati nei trabocchi. Ferragosto con cene rituali in tutti i paesi. Festa degli Arrosticini in molte località montane. Sagra dell'Aglio Rosso a Sulmona (luglio).
Settembre-ottobre: stagione della vendemmia in cantina (con esperienze di partecipazione). Inizia la stagione dei tartufi (scorzone fino a fine ottobre, poi il nero pregiato). Lenticchie nuove di Santo Stefano di Sessanio. Raccolta dello zafferano sull'altopiano di Navelli.
Novembre-dicembre: stagione del maiale (cif e ciaf, salsicce nuove), dei salumi appena fatti, della prima ventricina. Festività del Natale con parrozzo, caggiunitti, pepatelli, nevole, pizza dogge.
Abbinare la gastronomia al territorio: 3 itinerari "foodie"
Per chi viaggia in Abruzzo specificamente per la gastronomia, ecco tre itinerari testati di 3-4 giorni.
Itinerario "Costa + Vasto": 3 giorni sulla Costa dei Trabocchi. Cena in un trabocco al tramonto, brodetto vastese, ventricina, olio EVO della Frentania. Adatto a chi ama il pesce e la cucina di mare.
Itinerario "Sulmona + Aquilano": 3-4 giorni nella Valle Peligna e nell'Aquilano. Sulmona per i confetti, l'aglio rosso, l'agnello a coppo, la ratafia. Santo Stefano di Sessanio per la lenticchia, il pecorino di Farindola, la cucina pastorale. Caccia al tartufo nei boschi della Maiella. Adatto a chi ama la cucina di terra e la gastronomia di tradizione.
Itinerario "Vino e gastronomia": 3 giorni focalizzati sul vino e sui prodotti DOP. Visite alle cantine principali (Colline Teramane, Pescaresi, Valle Peligna), corso di cucina, degustazione di olio in un frantoio storico. Adatto a sommelier amatoriali e foodie esperti.
Domande frequenti sulla gastronomia abruzzese
Qual è il piatto-icona dell'Abruzzo?
Gli arrosticini sono di gran lunga il piatto più riconoscibile dell'Abruzzo nel resto d'Italia e all'estero. Sono spiedini di pecora castrata cotti sulla canaletta, semplici nell'apparenza ma con tante sfumature tecniche. Si mangiano con le mani, accompagnati da pane casereccio e Montepulciano d'Abruzzo.
Quanto costa mangiare bene in Abruzzo?
Una cena tipica completa in trattoria (antipasto + primo + secondo + dolce + acqua + vino) costa mediamente 25-40 € a persona nelle trattorie autentiche, 40-60 € nei ristoranti più curati, 70-100 € nei trabocchi-ristorante o nelle esperienze "premium" come il Sextantio. Sono prezzi mediamente del 30-40% inferiori rispetto a Toscana, Umbria o Trentino a parità di qualità.
L'Abruzzo è un buon posto per chi mangia vegetariano o vegano?
Sì, sorprendentemente. La cucina contadina abruzzese è ricchissima di piatti vegetariani per tradizione: pizza e foje, pallotte cacio e ova, sagne e fagioli, zuppe di legumi (lenticchie, ceci, cicerchia, fagioli), pasta con ragù di verdure. Per i vegani le opzioni sono più limitate ma esistono — particolarmente nelle trattorie più curate. Comunicate sempre le restrizioni alimentari al momento della prenotazione.
Posso comprare i prodotti DOP abruzzesi da portare a casa?
Sì, e ve lo consigliamo. I prodotti più "trasportabili" sono lo Zafferano dell'Aquila DOP (vendita diretta nelle cooperative di Navelli e Civitaretenga), i confetti di Sulmona (Pelino e altre confetterie storiche), olio EVO DOP (in molti frantoi della Frentania e del Pescarese), vini Montepulciano e Cerasuolo (direttamente in cantina, spesso con sconto), salumi e formaggi (Vasto per la ventricina, Farindola per il pecorino), liquori (genziana, centerba, ratafia). Tutti i prodotti sono trasportabili in aereo (controllando la normativa specifica del paese di destinazione).
Posso fare un viaggio enogastronomico solo in Abruzzo?
Assolutamente sì, ed è una delle scelte più intelligenti per i foodie. L'Abruzzo offre tutti gli elementi di un viaggio enogastronomico completo: vino di qualità altissima a prezzi accessibili, prodotti DOP e Presìdi Slow Food eccellenti, cucina di mare e di terra, tradizioni gastronomiche profonde, esperienze diversificate (corsi di cucina, caccia al tartufo, vendemmia, frantoi, caseifici). 5-7 giorni sono ideali.
L'Abruzzo è meno turistico di Toscana o Umbria gastronomicamente?
Sì, decisamente. Mentre Toscana e Umbria sono ormai destinazioni "globali" (con prezzi e affollamento conseguenti), l'Abruzzo gastronomico è ancora prevalentemente conosciuto da turisti italiani e da viaggiatori internazionali esperti. Questo significa: meno trappole turistiche, prezzi più onesti, autenticità più alta. È esattamente il motivo per cui molti foodie internazionali stanno "scoprendo" l'Abruzzo come alternativa alle destinazioni più note.
Quale è il dolce abruzzese più tipico?
Difficile rispondere con un solo dolce: pizza dogge (torta delle feste per eccellenza), parrozzo (per i dolci celebrativi-natalizi), ferratelle (per i dolci quotidiani-tradizionali), confetti di Sulmona (per i dolci ricorrenti), caggiunitti (per i dolci natalizi tipici), sise delle monache (per la pasticceria di Guardiagrele). Tutti sono espressioni autentiche e diverse della pasticceria abruzzese.
Posso fare il "tour del vino abruzzese" in pochi giorni?
Sì. 2-3 giorni concentrati nella zona delle Colline Teramane (Pepe, Valentini, Tiberio) o della Valle Peligna (Praesidium, Cataldi Madonna) permettono una panoramica eccellente sui vini abruzzesi. Per la guida completa, leggete il nostro articolo sulle 10 cantine da visitare in Abruzzo.
Vivete la gastronomia abruzzese con Stravagando
L'Abruzzo gastronomico è una delle scoperte più ricche e meno raccontate del turismo italiano contemporaneo. Quattro cucine diverse in 130 chilometri, 40 prodotti riconosciuti, una densità di artigiani-produttori-cuochi rara in Italia. È esattamente il tipo di patrimonio che Stravagando vuole portare al centro della propria offerta.
Stravagando sta selezionando in queste settimane gli operatori gastronomici abruzzesi che proporranno le loro esperienze direttamente sulla piattaforma: corsi di cucina con cuoche di tradizione, cacce al tartufo con trifolau autorizzati, visite in cantina, degustazioni in frantoio, cene nei trabocchi-ristorante, esperienze di vendemmia partecipata, tour gastronomici organizzati nelle quattro zone della regione.
Se siete viaggiatori, iscrivetevi alla newsletter: vi avviseremo non appena le prime esperienze gastronomiche saranno prenotabili online.
Se siete cuochi, cuoche, ristoratori, vignaioli, frantoiani, casari, salumieri, confettieri, pasticceri o trifolau abruzzesi e volete proporre la vostra esperienza nel nostro catalogo, scriveteci: stiamo cercando proprio voi.
Buon viaggio (e buon appetito).