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Come fare gli arrosticini abruzzesi in casa: la ricetta tradizionale
Carne, taglio, fornacella e cottura: la guida completa per preparare gli arrosticini autentici come tradizione del Voltigno

Preparare gli arrosticini abruzzesi a casa è possibile, ma c'è un prerequisito non negoziabile: avere una canala (fornacella) a carbone. Senza canala non si fanno arrosticini, si fa qualcos'altro — al limite buona carne ovina grigliata, ma non arrosticini abruzzesi. Su questo punto questa guida non concede compromessi, e neanche un abruzzese vi perdonerebbe altrimenti.
Detto questo, la ricetta in sé è semplice. La lista degli ingredienti è di due righe in croce. Ma ogni piccolo dettaglio (la carne, il taglio, il rapporto magro-grasso, la maturazione della brace, il momento esatto della salatura) fa la differenza tra un arrosticino vero e una grigliata anonima. In questa guida vi spieghiamo, passo per passo, come prepararli rispettando la tradizione: dalla scelta della carne al servizio finale a tavola.
Per la storia, le origini e il dibattito IGP-DOP vi rimandiamo al nostro articolo sugli arrosticini abruzzesi. Qui ci concentriamo sulla tecnica: la ricetta vera, fatta come a Villa Celiera e nel Voltigno.

La ricetta tradizionale: ingredienti
La ricetta originale degli arrosticini di pecora abruzzesi prevede due ingredienti, niente di più:
Carne di pecora adulta (idealmente di 3-5 anni di età), preferibilmente dei tagli anteriori: spalla, collo, pancia, schiena, punta di petto, coscia, muscolo. La carne deve essere fresca, di colore rosso intenso, mai congelata.
Grasso ovino, possibilmente della pancia o del costato della stessa pecora. Il grasso deve essere bianco, fermo, mai giallastro.
Niente marinature, niente olio, niente aglio, niente rosmarino, niente erbe aromatiche. Solo carne, grasso e — a fine cottura — sale grosso. La purezza è il segreto.
Le proporzioni giuste
Il rapporto ottimale tra carne magra e grasso, riconosciuto dalla Regione Abruzzo nelle proprie schede tecniche e da tutti i puristi della tradizione, è circa:
75% carne magra (3 parti su 4).
25% grasso ovino (1 parte su 4).
Un arrosticino con meno del 20% di grasso risulterà secco e fibroso durante la cottura. Uno con più del 30% sarà eccessivamente untuoso e disequilibrato al palato. Il 25% è il "punto d'oro" che garantisce arrosticini succosi, morbidi e fondenti.
Quantità per persona
Un adulto medio consuma 15-25 arrosticini a serata (circa 300-500 grammi totali). Un "vero abruzzese" può facilmente arrivare a 30-40. Per una cena tra amici, calcolate generosamente: meglio averne d'avanzo che restare a corto. Da una pecora adulta intera si ricavano in media 800 arrosticini.
L'attrezzatura
Servono pochi strumenti, ma sono tutti importanti.
La fornacella (canala, canalina, rustillire)
La fornacella (in dialetto anche "canala", "canalina", "furnacella", "rustillire") è il braciere caratteristico per la cottura degli arrosticini. È una struttura metallica stretta e lunga: tipicamente 80-120 cm di lunghezza, larga 10-12 cm, profonda 8-10 cm. La forma è progettata appositamente per:
Ospitare la brace nello spazio inferiore.
Reggere gli spiedini perpendicolari al fuoco con i manici di legno che sporgono dai due lati, lontano dalla brace, in modo da poterli afferrare senza scottarsi.
Concentrare il calore esattamente sulla porzione di spiedino dove sta la carne.
Le fornacelle si trovano in vendita online a partire da 40-60 euro per modelli base, fino a 200-300 euro per quelle artigianali in acciaio inox di lunghezza professionale. Esistono anche fornacelle elettriche, ma la maggioranza dei tradizionalisti le considera un compromesso accettabile solo per balconi cittadini, non un sostituto vero.
Spiedini
Tradizionalmente si usavano rametti di sanguinella (in dialetto pescarese "vingh"), un arbusto comune nelle siepi del Voltigno. Oggi gli spiedini commerciali sono quasi tutti in bambù (talvolta legno di betulla), lunghi 20-30 cm, di diametro 2-3 mm. Sono economici (pochi centesimi l'uno) e si trovano in tutti i supermercati. In dialetto abruzzese si chiamano "li cippe" o "li cippitill".
Carbone
Solo carbonella di legno duro (faggio, leccio, quercia). Mai gas, mai legna fresca, mai pellet. Il carbone va acceso in anticipo e lasciato consumare fino a quando le fiamme spariscono e resta solo la brace ardente coperta da un velo bianco di cenere. Il colore della brace deve essere arancione vivo all'interno e grigiastro all'esterno. Questa fase di "maturazione" della brace richiede in genere 15-25 minuti.
Coltelli
Per il taglio a mano della carne, serve un coltello a lama lunga (20-25 cm), molto affilato, possibilmente con lama larga per maggiore stabilità nel taglio. Un coltello da chef di buona qualità o un coltello disossatore vanno benissimo.

La preparazione: passo per passo
Passo 1 — La selezione della carne
Andate da un macellaio di fiducia e chiedete espressamente "carne di pecora adulta per arrosticini". Un buon macellaio sa cosa significa e vi darà i tagli giusti. Se possibile, fatevi dare i tagli interi (spalla intera, costato) piuttosto che la carne già macinata o pre-cubettata: avrete più controllo sulla qualità finale.
Quantità indicativa: per 4 persone calcolate 800 g - 1 kg di carne (sufficiente per 50-70 arrosticini). Verificate che il macellaio includa nella vendita anche il grasso ovino della pancia o del costato.
Passo 2 — La preparazione della carne
Con un coltello affilato, eliminate eventuali nervature dure, tendini visibili e ossa. Tenete invece tutto il grasso. Tagliate la carne magra in cubetti regolari di 1 cm per lato: le dimensioni uniformi sono cruciali per garantire una cottura omogenea su tutto lo spiedino.
Separate i cubetti di carne magra dai cubetti di grasso. Pesate entrambi: per arrivare al 25% di grasso, su 1 kg totale dovreste avere 750 g di magro e 250 g di grasso. Aggiustate se necessario riducendo o aumentando il grasso.
Variante "tagliata a mano" (più rustica e tradizionale): non puntate a cubetti perfetti, lasciate variabilità di forma e dimensioni. Il risultato sarà più rustico ma anche più succoso, perché i cubetti irregolari trattengono meglio i succhi.
Passo 3 — L'infilzatura sugli spiedini
Su ciascuno spiedino, infilzate 8-12 cubetti, alternando in modo regolare: 3 cubetti di magro, 2 di grasso, 3 di magro, 2 di grasso. Oppure: 2-1-2-1-2-1. L'importante è che ogni 2-3 cubetti di magro ci sia un cubetto di grasso: durante la cottura, il grasso fonderà bagnando la carne adiacente e mantenendola succosa.
Non comprimete troppo i cubetti: lasciate uno spazio minimo (1-2 mm) tra un cubetto e l'altro per permettere alla brace di lavorare anche sui lati. La lunghezza occupata dai cubetti dovrebbe essere di circa 10-15 cm sui 20-25 cm dello spiedino, lasciando 5-7 cm liberi dai due lati per i "manici".
Tecnica professionale "al cubo": in alternativa al taglio a mano, esistono stampi di legno o plastica (il "cubo") in cui si stratificano fette di carne intere alternate a strati di grasso. Riempito il cubo, si infilano gli spiedini in fila parallela attraverso la massa, e si taglia con un coltello lungo seguendo le scanalature. Si ottengono cubetti uniformi e arrosticini perfettamente regolari. È il metodo dei macellai professionali. Per uso casalingo, il taglio a mano resta più semplice e gratificante.
Passo 4 — La preparazione della brace
Iniziate questo passaggio 30-40 minuti prima del momento della cena, perché richiede tempo. Accendete la carbonella in un piccolo recipiente metallico (anche un comune avviatore o "ciminiera") usando carta o accenditori naturali (mai liquidi infiammabili che lascerebbero odori sgradevoli).
Quando il carbone è ben acceso e arde con fiamma viva, trasferitelo nella fornacella distribuendolo uniformemente. Attendete che le fiamme spariscano e il carbone arrivi al punto giusto: brace arancione vivo all'interno, coperta da un velo grigio di cenere all'esterno. Se vi è caduta troppa cenere, spostatela con un soffietto o con un piccolo cartone usato come ventaglio. Se il fumo è eccessivo, una spruzzata leggerissima di acqua può aiutare.
Passo 5 — La cottura
Disponete gli spiedini sulla fornacella in file parallele molto vicine tra loro (a distanza di 1-2 cm massimo), tutti orientati nella stessa direzione, con i manici dello spiedino che sporgono dai due lati. La carne deve essere esattamente sopra la brace.
Cuocete per 2-3 minuti per lato, girando ogni 30-40 secondi per ottenere una doratura uniforme. La cottura totale richiederà 6-8 minuti complessivi. Segnali di cottura ideale:
La superficie dei cubetti di carne è dorata e leggermente abbrustolita ma non bruciata.
Il grasso si è fuso parzialmente e gocciola sulla brace creando piccole fiammate momentanee (questo è normale e desiderato).
L'interno della carne è morbido al tatto.
Errore comune da evitare: NON cuocere troppo. Gli arrosticini ben fatti sono leggermente rosati all'interno, mai grigi o asciutti. Una cottura eccessiva fa perdere i succhi e rende la carne gommosa. Meglio toglierli dalla fornacella un attimo prima rispetto a un attimo dopo.
Passo 6 — La salatura
Questo è il passaggio più delicato. NON salate la carne prima della cottura: il sale richiamerebbe i liquidi della carne in superficie, dove evaporerebbero rendendo gli arrosticini secchi.
Salate negli ultimi 30 secondi di cottura oppure immediatamente dopo aver tolto gli spiedini dalla fornacella. Usate sale grosso (o sale fino se preferite) distribuendolo a pioggia su tutta la lunghezza della carne. Il sale che cade sulla brace si vaporizza e contribuisce all'aromatizzazione.
Passo 7 — Il servizio
Servite immediatamente, caldissimi. La tradizione vuole che gli arrosticini siano serviti impilati in un bicchiere di vetro alto, con i manici degli spiedini in basso: in questo modo i succhi e il grasso colano verso il fondo, e la carne resta calda e in posizione comoda da afferrare.
Una variante tradizionale di alcune zone (specialmente in famiglia) prevede di servirli in una terrina di terracotta coperta con carta stagnola per mantenerli caldi durante la portata in tavola. Va benissimo entrambe le opzioni.
L'accompagnamento
Gli arrosticini non si mangiano mai "da soli". L'accompagnamento classico è:
Pane unto (la formula "20 e olio")
Una fetta di pane casereccio (1,5-2 cm di spessore) scaldata sulla stessa fornacella o sulla brace, poi strofinata con aglio fresco (facoltativo) e abbondantemente bagnata con olio extravergine d'oliva abruzzese e una presa di sale. È il complemento perfetto: assorbe il grasso degli arrosticini, ammorbidisce il palato, scandisce il ritmo della cena. Una persona normale ne mangia 2-3 durante una serata. La formula tradizionale per ordinare al ristorante "20 arrosticini + pane unto" si chiama "20 e olio".
Vini
La regola d'oro: vino abruzzese. Le opzioni:
Montepulciano d'Abruzzo (DOC o DOCG): la scelta classica. Vino rosso corposo, tannico, di buon corpo, sostiene magnificamente la sapidità dell'arrosticino di pecora adulta. Servito a 16-18°C.
Cerasuolo d'Abruzzo (DOC): rosato fresco, fruttato, perfetto se preferite qualcosa di più "leggero" o se gli arrosticini sono di castrato o agnello. Servito a 12-14°C.
Trebbiano d'Abruzzo (DOC): bianco fresco. Meno tradizionale come abbinamento ma piacevole per chi non vuole il rosso. Servito a 10-12°C.
Birra artigianale ambrata o rossa: alternativa moderna sempre più diffusa. Da preferire birre abruzzesi locali (di cui esistono ottime produzioni) o belghe doppio malto.
Contorni
Non sono obbligatori ma molto graditi:
Peperoni arrostiti a strisce, conditi con olio EVO, aglio, prezzemolo.
Patate al forno a spicchi con rosmarino e sale grosso.
Verdure grigliate sulla stessa fornacella (melanzane, zucchine).
Insalata mista per equilibrare.
Caciotta o pecorino fresco a fette.
Una piccola porzione di ventricina vastese (il salume DOP del chietino meridionale) come antipasto.
Solo sulla canala, solo a carbone: tutto il resto non è arrosticino
Diciamolo chiaramente, senza giri di parole. Gli arrosticini abruzzesi si cuociono esclusivamente sulla canala (fornacella) a brace di carbone. Punto. Non esistono "alternative casalinghe", non esistono "compromessi accettabili", non esistono "tolleranze per chi non ha la fornacella". Tutto quello che si cucina sulla griglia, sui fornelli, nel forno, nella friggitrice ad aria, sulla padella o sulla bistecchiera è qualcos'altro: può essere anche buono, ma non è un arrosticino abruzzese.
Questo non è purismo cieco da appassionati nostalgici. È una constatazione tecnica e culturale insieme.
Tecnica: la canala ha una forma precisa, lunga e stretta, perché serve a concentrare il calore della brace esattamente sulla porzione di spiedino dove sta la carne, lasciando freschi i due manici di legno. La brace di carbone arde a una temperatura specifica (circa 600-700°C) che fa sciogliere il grasso ovino in modo graduale: il grasso gocciola sulla brace, si vaporizza, e quel fumo aromatico risale e profuma la carne dall'alto verso il basso. È un processo a doppio senso, fuoco sotto e fumo sopra, che nessun altro dispositivo riproduce. La griglia in ghisa non ha brace sotto, il forno cuoce per convezione, la friggitrice ad aria nebulizza ma non affumica, la padella stufa la carne nel suo grasso anziché abbrustolirla. Il risultato finale è sempre carne ovina cotta a cubetti, mai un arrosticino.
Cultura: l'arrosticino è inseparabile dal rituale della canala. È il braciere lungo che ti scotta le mani se ti avvicini troppo. È il fumo che ti impregna i vestiti per due giorni. È il gesto di girare gli spiedini ogni 30 secondi con la pinza. È il fuoco vivo, il rumore del grasso che cade sulla brace, l'odore che si sente a 50 metri di distanza in una sagra di paese. Senza tutto questo, è un'altra cosa. Forse buona, ma altra.
Se non avete la canala, comprate la canala
È più semplice di quanto pensiate. Le fornacelle si trovano online a partire da 40-60 euro per modelli base in acciaio (perfettamente funzionali per uso familiare), 100-150 euro per modelli artigianali di lunghezza maggiore. Si conservano in cantina, garage, terrazza. Una canala dura una vita. Un sacchetto di carbonella di faggio o leccio costa 5-10 euro al supermercato.
Se vivete in appartamento senza balcone esterno: fate gli arrosticini dai vostri amici che hanno una terrazza, oppure organizzate una scampagnata in campagna. L'arrosticino è un piatto conviviale per definizione: trovare l'occasione è parte del piacere. Non è un piatto da mangiare in solitudine in cucina di lunedì sera.
E se proprio non potete?
Allora compratevi degli arrosticini già pronti in macelleria e mangiateli al ristorante, in una sagra, da un amico con la canala. Trovate chi ha la canala. È più facile della friggitrice ad aria. Vedete il nostro articolo dedicato a dove mangiare gli arrosticini in Abruzzo — quasi tutti i comuni della regione hanno almeno un produttore o una trattoria che li fa come si deve.
Le varianti regionali
Oltre all'arrosticino classico di pecora adulta, esistono quattro varianti riconosciute della tradizione abruzzese:
Arrosticini di castrato
Carne di maschio ovino castrato (più morbido della pecora). Sapore intenso e persistente, consistenza che regge benissimo la cottura prolungata. Versione molto apprezzata nei locali moderni di qualità. Procedura identica al classico.
Arrosticini di agnello
Carne di agnello giovane. Versione "gentile", più tenera e delicata, meno selvatica. Ideale per chi preferisce sapori meno decisi o per palati abituati alla cucina più moderna. Procedura identica al classico, ma ridurre i tempi di cottura (1,5-2 minuti per lato).
Arrosticini di fegato
Tipici della Val Pescara. Si sostituiscono i cubetti di carne magra con cubetti di fegato di pecora fresco, mantenendo i cubetti di grasso. Tradizionalmente si aggiunge una foglia di alloro tra i cubetti per smorzare l'amarognolo del fegato. In alcune zone si aggiunge una sottile fettina di cipolla. Cottura più rapida (1-2 minuti per lato): il fegato non deve mai essere troppo cotto, deve restare leggermente rosato all'interno.
Arrosticini "tagliati a mano" vs "a macchinetta"
Non è una variante di carne ma di lavorazione. Quelli tagliati a mano (cubetti irregolari, dimensioni varie) sono più rustici e succosi. Quelli a macchinetta (cubetti uniformi e regolari) sono più estetici e veloci da preparare, ma alcuni esperti li trovano meno saporiti. Per uso casalingo, il taglio a mano è perfettamente alla portata.
Domande frequenti
Quanto tempo serve per preparare gli arrosticini da zero?
Calcolate circa 1 ora e mezza dal momento in cui iniziate a tagliare la carne: 20-30 minuti di preparazione (taglio, infilzatura), 20-30 minuti di accensione e maturazione della brace, 10-15 minuti di cottura, qualche minuto per il servizio. Per una serata "vera" con calma, mettete in conto 2 ore. È un'attività conviviale: spesso si chiacchiera e si beve mentre la brace prende corpo.
Posso preparare gli arrosticini in anticipo e cuocerli dopo?
Sì. Gli spiedini montati possono essere conservati in frigorifero, su un vassoio coperti da pellicola, per fino a 24 ore prima della cottura. Si possono anche congelare crudi (durata 3-6 mesi a -18°C) e poi cuocerli direttamente da congelato (allungando i tempi di cottura di 50% circa).
Quanta carne devo comprare?
Indicativamente 200-250 grammi di carne (più grasso) per persona. Per 4 persone, 1 kg di carne magra + 250-300 grammi di grasso. Per 8 persone, 2 kg + 500 grammi di grasso. Calcolate generosamente: gli arrosticini avanzati si riscaldano malissimo.
Posso usare carne di pecora congelata?
Sconsigliato. La carne congelata perde struttura e umidità, e il risultato sarà inferiore. Cercate di trovare carne fresca dal macellaio. Se proprio dovete usare congelata, scongelatela in frigorifero lentamente (24 ore) e tamponatela con carta da cucina prima dell'uso.
Posso aggiungere spezie o marinare la carne?
La tradizione vuole di no. L'arrosticino vero è puro: solo carne, grasso, sale. Se proprio volete sperimentare, alcune ricette moderne aggiungono un velo di olio EVO con rosmarino prima della cottura, oppure una spennellata leggera durante. Ma un purista abruzzese ve lo sconsiglierà fermamente: il sapore dell'arrosticino è nella carne, non nei condimenti.
Cosa faccio se la brace si spegne durante la cottura?
Aggiungete un po' di carbone già acceso (da un secondo recipiente o ciminiera tenuti pronti per questa eventualità). Mai aggiungere carbonella fredda: il fumo intenso che produrrebbe rovinerebbe il sapore degli arrosticini. Per cene lunghe (oltre 20 persone), è prudente avere sempre una ciminiera secondaria pronta.
Posso usare una padella a induzione molto calda?
No. Nessuna padella, nessuna induzione, nessun fornello vi darà un arrosticino. Carne ovina cotta in padella è carne ovina in padella: buona o cattiva che sia, non è un arrosticino. Per favore, non chiamatela così davanti a un abruzzese.
Quante calorie hanno gli arrosticini?
Un arrosticino tipico da 25 grammi (carne di pecora con 25% di grasso) contiene circa 70-80 kcal. Una porzione "normale" di 15-20 arrosticini fornisce 1.000-1.500 kcal — significativa, ma normale per un pasto principale italiano. La carne di pecora è ricca di proteine (18 g per 100 g) e ferro, ma anche di grassi saturi.
Si possono fare arrosticini vegetariani?
Letteralmente, no: l'arrosticino è per definizione di carne ovina. Esistono però spiedini-style vegetariani (con seitan, tofu, formaggi grigliati, verdure) che richiamano l'estetica e il rituale. Non sono arrosticini, ma sono buoni di per sé. Per vegani, un grigliato di peperoni e melanzane su spiedino, conditi con sale e olio EVO, è il complemento più vicino.
Mangia gli arrosticini con Stravagando
Saper preparare gli arrosticini a casa è una conquista. Ma l'esperienza dell'arrosticino non è completa fino a quando non lo si è mangiato nel posto giusto, con la persona giusta, nel momento giusto: in una sagra di paese del Voltigno con la fornacella da cinque metri, in un trabocco-style con vista sul Gran Sasso, in un arrosticinificio storico dove la stessa famiglia lavora la carne da tre generazioni.
Stravagando è il marketplace italiano dedicato a queste esperienze. Stiamo costruendo in queste settimane il catalogo di esperienze gastronomiche attorno all'arrosticino abruzzese: tour negli arrosticinifici storici, dimostrazioni di taglio della carne con macellai di tradizione, corsi di preparazione casalinga con i pastori del Voltigno, abbinamenti con cantine locali di Montepulciano d'Abruzzo, partecipazione "dietro le quinte" alle grandi fornacelle delle sagre estive. Nei prossimi mesi sarà possibile prenotare direttamente da qui.
Nel frattempo, se siete macellai, allevatori, ristoratori specializzati, organizzatori di sagre, pastori o produttori di carni ovine abruzzesi e volete entrare nel nostro circuito di host, scriveteci: cerchiamo proprio voi.
E se siete viaggiatori, iscrivetevi alla newsletter di Stravagando: vi avviseremo non appena le prime esperienze sull'arrosticino saranno prenotabili online — con prezzi trasparenti, host certificati e una curatela editoriale che vi promettiamo diversa da quella dei grandi marketplace generalisti.
Per approfondire: la storia, la tradizione e il dibattito IGP-DOP dell'arrosticino; gli indirizzi top dove mangiarli; il calendario delle sagre dell'arrosticino in Abruzzo.
Buon viaggio.