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Cibo e vino

Arrosticini abruzzesi: la guida completa al piatto-simbolo dell'Abruzzo

Storia, tradizione e tecnica degli spiedini di pecora nati nel Voltigno negli anni Trenta, dal taglio della carne alla brace sulla fornacella

·16 min
Arrosticini abruzzesi di pecora in cottura sulla fornacella a brace con la caratteristica forma allungata a canalina

Ci sono pochissimi prodotti gastronomici che riassumono in un solo gesto un'intera regione. L'arrosticino abruzzese è uno di questi. Trenta centimetri di spiedino di legno, una sequenza di cubetti di carne di pecora alternati a quadretti di grasso, sale grosso come unico condimento, cottura sulla fornacella di brace ardente. Mangiato in piedi, con le mani, in compagnia, accompagnato da pane unto e Montepulciano d'Abruzzo. Non è uno snack: è una liturgia della pastorizia sopravvissuta al Novecento, oggi diventata icona internazionale.

L'arrosticino è probabilmente il prodotto agroalimentare più riconoscibile d'Abruzzo. Dalla provincia di Pescara dov'è nato è arrivato in tutta Italia, e da lì ha conquistato Europa e Stati Uniti. Il settore della produzione conta oggi circa 80 imprese, 12.000 addetti e un fatturato di circa un miliardo di euro. Eppure, paradossalmente, oggi l'arrosticino è al centro di una battaglia identitaria e giuridica che divide allevatori, industriali, politici e consumatori: IGP o DOP? Carne abruzzese o estera? Artigianato o filiera industriale?

In questa guida vi raccontiamo tutto: la storia (con tutte le sue versioni contraddittorie), il dialetto, la carne giusta, lo spiedino tradizionale, la fornacella, il dibattito sui marchi di tutela, dove mangiarli, come prepararli a casa e cosa cercare quando li comprate. È il primo articolo della serie Stravagando sulla cultura dell'arrosticino: nei prossimi giorni pubblicheremo gli approfondimenti su sagre, indirizzi top e ricetta tradizionale.

Mazzo di Arrosticini abruzzesi

Cos'è un arrosticino vero

Un arrosticino tradizionale è uno spiedino di legno lungo circa 30 centimetri infilzato con una sequenza alternata di cubetti di carne magra di pecora e piccoli quadretti di grasso ovino, di dimensione di circa un centimetro di lato. Il numero di cubetti varia da 8 a 12 a seconda della tradizione locale. Il condimento è uno solo: sale grosso, applicato durante la cottura o subito dopo. Niente marinatura, niente olio, niente erbe aromatiche, niente spezie. La cottura avviene su brace di carbone, mai su gas, mai in forno: solo la brace dà l'arrostitura caratteristica.

L'arrosticino vero non è una grigliata di carne ovina. È una preparazione precisa, codificata, con regole tramandate dai pastori del Gran Sasso pescarese. Tutto quello che si discosta da questi parametri — spiedini più lunghi, cubetti più grandi, carne di maiale o pollo, marinature, condimenti complessi — è una variante, una contaminazione o un'imitazione, ma non un arrosticino tradizionale.

Esistono varianti regionali codificate: nella Val Pescara è diffuso l'arrosticino di fegato di pecora, in cui i cubetti di carne magra vengono sostituiti con fegato fresco. È una variante storica accettata. Tutte le altre "varianti" con carni diverse dall'ovino (pollo, tacchino, maiale, manzo) sono interpretazioni recenti, spesso prodotte fuori regione, e mantengono solo lo "spirito" dell'arrosticino, non la sua tradizione.

Le origini: tra anni Trenta del Novecento e licenze del 1819

Sulle origini dell'arrosticino esistono due versioni storiografiche principali, entrambe accreditate ma non perfettamente conciliabili.

La versione più diffusa nella tradizione orale, sostenuta da numerose fonti gastronomiche, colloca l'invenzione dell'arrosticino negli anni Trenta del Novecento: due pastori della zona del Voltigno (provincia di Pescara) avrebbero deciso di macellare una pecora vecchia e non più produttiva, ricavandone tutta la carne utile dai tagli anteriori (pancia, spalla, collo, schiena, punta di petto). Tagliarono la carne in piccoli cubetti per separarla meglio dal tessuto connettivo, alternandola con quadretti di grasso, e la cucinarono alla brace. Era un piatto povero, anti-spreco, nato da chi viveva di pastorizia e doveva sfruttare ogni parte dell'animale.

Una versione storiografica più antica arriva invece dal comune di Civitella Casanova (PE), che custodisce nei suoi archivi le prime licenze per la vendita di arrosticini risalenti al 1819: documenti che non risultano nei comuni vicini né nelle province confinanti. Su questa base Civitella Casanova rivendica il titolo di "paese che ha inventato gli arrosticini", retrodatando l'invenzione di oltre un secolo rispetto alla versione tradizionale.

Le due ipotesi non sono necessariamente in contraddizione: è possibile che spiedini di carne ovina venissero cotti alla brace in modo informale dai pastori del Voltigno fin dall'Ottocento (giustificando le licenze del 1819 a Civitella Casanova), e che la codificazione moderna dell'arrosticino — con misure standard, taglio a cubetti, commercializzazione organizzata — sia avvenuta negli anni Trenta del Novecento per opera di pastori e macellai del territorio. La macelleria Ginestra (detta "Delio") a Villa Celiera, attiva dal 1946, è considerata uno dei punti di riferimento storici della codificazione moderna dell'arrosticino.

Lo studioso Francesco Avolio ha definito come territorio d'origine dell'arrosticino l'area a cavallo tra gli attuali comuni della zona del Voltigno: Farindola, Villa Celiera, Civitella Casanova, Civitaquana, Catignano, Pianella e Rosciano, tutti in provincia di Pescara.

Il Voltigno: la terra madre dell'arrosticino

Il Voltigno è un'area montuosa del versante orientale del Gran Sasso, in provincia di Pescara, oggi parzialmente compresa nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, con la Riserva Naturale Regionale Voltigno e Valle d'Angri. È terra di pascoli, di transumanza storica verso il Tavoliere delle Puglie, di pastorizia ovina ininterrotta da secoli. I comuni "storici" dell'arrosticino sono tutti qui, tra i 300 e i 700 metri di quota, alle pendici del massiccio. È in questa area che si è sviluppata la cultura tecnica e gastronomica dell'arrosticino: il taglio, la cottura, gli abbinamenti, le sagre, le macellerie storiche.

Da qui l'arrosticino si è poi diffuso a macchia d'olio: prima nei comuni limitrofi delle province di Pescara e Teramo, poi in tutta la regione, poi nel resto d'Italia. Negli anni Ottanta del Novecento, con il primo grande successo turistico dell'Abruzzo, l'arrosticino ha cominciato la sua trasformazione da prodotto locale a icona regionale; con la crescita degli "arrosticinifici" e delle catene di ristorazione tematica, è diventato anche un fenomeno industriale.

Il dialetto: rustelle, rrustell, rrusht

L'arrosticino in dialetto abruzzese ha numerose varianti, tutte derivate dall'italiano "arrosto" o "arrostino":

  • Rustelle (o "rrustelle"): forma più comune nel teramano e nel pescarese collinare.

  • Rustell o rrustell: forma usata nel pescarese montano (Villa Celiera, Farindola).

  • Rrusht: forma usata in alcune aree dell'aquilano e nelle frazioni più isolate.

  • Arrustèlle: variante meridionale, più vicina al chietino e al molisano.

Tutte le forme rimandano alla cottura sulla brace come elemento identificativo. Nell'uso contemporaneo, anche tra parlanti dialetto, è sempre più frequente l'italianizzazione "arrosticino" (anche al singolare, "un arrosticino"), mentre nelle famiglie e nei contesti rurali sopravvive il termine dialettale, spesso usato al plurale ("Stasera facciamo le rrustelle").

La carne giusta

L'arrosticino tradizionale si fa esclusivamente con carne ovina. Le opzioni storiche, in ordine di tradizione decrescente:

  1. Pecora adulta (3-7 anni): la versione storica, quella dei pastori. Carne saporita, scura, leggermente più dura. Tagli usati: pancia, spalla, collo, schiena, punta di petto. L'invenzione stessa dell'arrosticino nacque dalla necessità di sfruttare le carni "meno nobili" di pecore non più produttive.

  2. Castrato (maschio adulto castrato): più tenero della pecora, sapore intenso, è la scelta più diffusa nelle ristorazioni moderne di qualità.

  3. Ciavarra (pecora giovane, in dialetto): tenera ma sapida. Versione "intermedia" tra pecora e agnello.

  4. Agnello: tenero ma di sapore meno intenso, usato soprattutto nella ristorazione gourmet e nei prodotti destinati a mercati extra-regionali, dove i clienti preferiscono il gusto più delicato.

La variante Val Pescara con fegato di pecora sostituisce i cubetti di carne magra con cubetti di fegato fresco, mantenendo i quadretti di grasso. Sapore deciso, molto amato dai puristi della tradizione.

Il rapporto carne/grasso è cruciale per la riuscita: tradizionalmente si aggira intorno a 80-85% di carne e 15-20% di grasso, ma le proporzioni variano in base alla tradizione di ogni macellaio. Il grasso è quello che, sciogliendosi sulla brace, dà all'arrosticino la sua succosità caratteristica e il suo aroma di abbrustolito.

Lo spiedino: legno di sanguinella

Il legno tradizionale per gli spiedini dell'arrosticino è la sanguinella, in dialetto pescarese "vingh": un arbusto della famiglia dei Cornacee (Cornus sanguinea) molto diffuso nelle siepi e ai margini dei boschi del Voltigno. I rametti di sanguinella sono lisci, dritti, di calibro uniforme, leggermente flessibili e — cosa importante — non rilasciano sapori amari o resinosi alla carne durante la cottura.

Oggi, per ragioni di produzione di massa, gli spiedini commerciali sono quasi tutti in legno di bambù (pregalvanizzato o naturale), uniformi e sterilizzati. Le macellerie artigianali e le sagre tradizionali continuano in molti casi a utilizzare la sanguinella, soprattutto per piccole produzioni.

Fornacella o canalina di brace con gli arrosticini abruzzesi in cottura

La fornacella: la canalina del fuoco

La fornacella, detta anche canalina, è la griglia tradizionale per gli arrosticini. È una struttura metallica stretta e lunga (tipicamente 80-120 cm di lunghezza per 10-15 cm di larghezza) che ospita la brace di carbone in basso e regge gli spiedini in alto, perpendicolari al fuoco, con i manici di legno verso l'esterno. La forma stretta garantisce che ogni arrosticino sia esattamente sopra le fiamme, mentre i manici restano freschi per essere afferrati dal commensale.

La cottura su fornacella richiede brace ardente di carbone (mai legna fresca, mai gas), e dura tipicamente 2-4 minuti per lato, con almeno un giro per ogni arrosticino. La salatura avviene durante la cottura o subito dopo, mai prima (per non disidratare la carne). Gli arrosticini si servono caldissimi: la temperatura è parte essenziale dell'esperienza.

Nelle sagre e negli arrosticinifici professionali si usano fornacelle lunghe diversi metri (anche 4-5 metri), su cui si possono cuocere 50-100 arrosticini contemporaneamente. È uno spettacolo visivo e olfattivo a sé stante: il profumo del grasso ovino che gocciola sul carbone, il fumo aromatico che si alza, la fila ordinata degli spiedini che ruotano.

PAT, IGP, DOP: la "guerra dei marchi"

L'arrosticino è oggi al centro di una battaglia giuridico-economica sulla certificazione di origine, ancora aperta. Vediamo lo stato dell'arte.

PAT — Prodotto Agroalimentare Tradizionale (ottenuto)

L'arrosticino è iscritto da molti anni nell'elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali italiani (PAT), gestito dal Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF, ex Mipaaf). Il PAT è un riconoscimento ministeriale che attesta la tradizionalità di un prodotto (almeno 25 anni di produzione documentata) ma non costituisce un disciplinare vincolante sui produttori. È un'etichetta culturale, non un marchio di tutela commerciale.

IGP — Indicazione Geografica Protetta (in fase istruttoria)

L'iter per il riconoscimento dell'IGP "Arrosticino d'Abruzzo" è in corso da anni. L'Associazione Regionale Produttori Arrosticini d'Abruzzo, costituita nel 2018, ha redatto un disciplinare regionale che è stato approvato dalla Regione Abruzzo: questo disciplinare richiede che la trasformazione e la preparazione avvengano in Abruzzo, ma consente l'uso di carne ovina importata da altri Paesi europei (principalmente Francia, Spagna, Irlanda, Romania).

La scelta dell'IGP è sostenuta soprattutto da Confagricoltura e dalle industrie di trasformazione, che oggi rappresentano il grosso del settore: 80 imprese, 12.000 addetti, fatturato di circa un miliardo. Senza l'apporto della carne estera, sostengono, il settore non potrebbe sopravvivere alle attuali dimensioni: in Abruzzo si allevano oggi circa 150.000 capi ovini (di cui 130.000 destinati alla produzione di latte), mentre per gli arrosticini si trasformano 700.000 capi all'anno.

DOP — Denominazione di Origine Protetta (richiesta in corso)

Una parte del mondo agricolo, guidata da Coldiretti Abruzzo, chiede invece il riconoscimento della DOP, che richiederebbe carne esclusivamente abruzzese dalla nascita alla macellazione. La DOP è considerata la sola tutela autentica del territorio e degli allevatori locali, ma è "praticamente impossibile da raggiungere in tempi brevi" secondo Confagricoltura, data la scarsità della materia prima regionale.

Nel marzo 2025 la Regione Abruzzo, su risoluzione presentata in Commissione Agricoltura, ha deciso di perseguire entrambi i marchi (DOP e IGP) in parallelo: la prima per la versione "puramente abruzzese", la seconda per la versione industriale con carne anche estera. L'iter è in corso al MASAF. Lo studio tecnico per la DOP è stato commissionato dalla Regione all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo.

Cosa significa per il consumatore

Oggi, comprando un pacchetto di arrosticini al supermercato o ordinandoli al ristorante, non c'è nessuna garanzia di legge sull'origine della carne. Può essere abruzzese, italiana, europea o extra-europea. La parola "arrosticino" non è ancora protetta da alcun marchio comunitario, e chiunque può vendere come "arrosticino" qualsiasi spiedino di carne ovina o di altro tipo. Per chi vuole essere certo di mangiare un arrosticino davvero abruzzese, l'unica via attuale è acquistare da macellerie storiche, sagre locali o arrosticinifici di filiera corta.

Numeri di un settore

L'arrosticino è un'industria importante per l'economia abruzzese. I dati più recenti raccontano questo:

  • 80 imprese dedicate alla produzione di arrosticini in Abruzzo.

  • 12.000 addetti direttamente o indirettamente impiegati nel settore.

  • Fatturato di circa 1 miliardo di euro generato dall'industria della trasformazione.

  • 700.000 capi ovini all'anno trasformati in arrosticini in Abruzzo.

  • 150.000 capi ovini allevati in Abruzzo (di cui 130.000 destinati al latte, 20.000 alla carne).

  • Negli anni Cinquanta-Sessanta, l'Abruzzo contava oltre 2 milioni di pecore: il declino della pastorizia ha ridotto il patrimonio ovino di oltre il 90%.

  • L'export avviene principalmente verso Germania, Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito (con grande comunità abruzzese diasporica) e Stati Uniti.

Tipologie sul mercato: artigianale, semi-industriale, industriale

Oggi sul mercato esistono tre categorie principali di arrosticini, con qualità e prezzi molto diversi:

Artigianale fatto a mano

Carne tagliata a mano in cubetti dal macellaio, infilzata a mano sullo spiedino, in genere con carne ovina italiana (spesso abruzzese). Sapore intenso, irregolarità nei cubetti, prezzo elevato (~1,50-2,50 € a spiedino al dettaglio). È il prodotto delle macellerie storiche del Voltigno e delle migliori arrosticinifici.

Semi-industriale

Carne tagliata con macchinette industriali ("cubettatrici") che producono cubetti uniformi, e infilzata a mano o con macchine. Carne ovina abruzzese o italiana, talvolta mista. Qualità buona, prezzo medio (~0,80-1,30 € a spiedino), il prodotto più diffuso nei ristoranti e nelle sagre.

Industriale

Carne tagliata e infilzata con macchine industriali ad alta velocità, da grandi stabilimenti che lavorano centinaia di migliaia di capi all'anno. Spesso carne ovina importata (Francia, Spagna, Romania, Irlanda). Qualità accettabile ma standardizzata, prezzo basso (~0,40-0,70 € a spiedino al supermercato), è il prodotto della grande distribuzione e dell'export.

Come si mangiano: rituale e abbinamenti

L'arrosticino è un cibo conviviale: si mangia in compagnia, in piedi o seduti, con le mani, ad alta velocità. Il rituale tipico:

  1. Si ordinano in multipli di 10. Le formule comuni sono "venti", "trenta", "cinquanta", ma anche "venti e venti" (cioè 20 per persona). Un adulto medio ne mangia 15-25 in una serata abbondante.

  2. Si servono impilati in un bicchiere di vetro alto, in modo che il grasso coli verso il basso e la carne resti calda. È la tipica "presentazione del bicchiere" che fa da firma visiva dell'arrosticinificio.

  3. Si accompagnano con pane unto: fetta di pane casereccio scaldato sulla brace e strofinato con olio extravergine di oliva, eventualmente con sale e aglio. La formula tradizionale "20 e olio" indica l'ordine di 20 arrosticini più il pane unto.

  4. Si bevono accompagnati da Montepulciano d'Abruzzo (rosso giovane o riserva), o da Cerasuolo (rosato fresco), o da birra artigianale abruzzese. Anche acqua frizzante per i puristi anti-alcol.

  5. Gli arrosticini si mangiano caldi: appena tolti dalla fornacella vanno consumati, altrimenti perdono il loro caratteristico contrasto di grasso fuso e carne abbrustolita.

Contorni tipici da accompagnamento: patate al forno con rosmarino, peperoni arrostiti, insalata mista, caciotta o pecorino fresco, eventualmente la ventricina vastese (salume tipico del chietino meridionale) come antipasto.

Dove mangiare gli arrosticini in Abruzzo

L'arrosticino si mangia ovunque in Abruzzo, ma alcuni luoghi sono diventati destinazioni di pellegrinaggio per i puristi: le macellerie storiche di Villa Celiera, gli arrosticinifici dei comuni del Voltigno (Civitella Casanova, Farindola, Civitaquana, Catignano), le baracche di campagna di Atessa e dell'entroterra teramano, i ristoranti gastronomici dell'aquilano. Nel nostro articolo dedicato ai migliori produttori e ristoranti d'Abruzzo abbiamo selezionato gli indirizzi che vale la pena raggiungere, con dettagli su atmosfera, prezzi, prenotazione e specialità.

Le sagre dell'arrosticino

Da maggio a ottobre, in Abruzzo si svolgono decine di sagre dell'arrosticino, da quelle storiche e affollate a quelle di paese organizzate dalle Pro Loco. La più importante e antica è Villa Celiera in Sagra (XXXIII edizione nel 2025), che ogni agosto a Villa Celiera (PE) raduna migliaia di visitatori. Altre sagre rilevanti sono "L'Arrosticciere in Piazza" a Civitaquana (PE, in ottobre) e le numerose sagre estive dei comuni del Voltigno. Per il calendario completo e i dettagli logistici, consultate il nostro articolo sulle sagre dell'arrosticino.

Come fare gli arrosticini a casa

Preparare arrosticini a casa è possibile, ma richiede un prerequisito non negoziabile: la canala (fornacella) e la brace di carbone. Padella, forno, griglia da fornelli, friggitrice ad aria, barbecue a gas: tutto questo non produce arrosticini, produce carne ovina cotta a cubetti. Per la ricetta tradizionale dettagliata, con tagli consigliati, proporzioni carne/grasso, tempi precisi e perché solo la canala dà l'arrosticino vero, vedete il nostro articolo con la ricetta degli arrosticini di pecora.

Curiosità e modi di dire

L'arrosticino è entrato nel linguaggio quotidiano abruzzese con espressioni che vanno oltre il cibo:

  • "Andare a rrustelle": andare a cena fuori in modo informale e conviviale, con amici, in un arrosticinificio o in una sagra.

  • "20 e olio": l'ordine standard, 20 arrosticini + pane unto. Diventato slang per indicare un pasto veloce, sostanzioso e abruzzese.

  • "Mangiare a calci": mangiare un numero esagerato di arrosticini in una sera (espressione iperbolica).

  • In molte famiglie abruzzesi sopravvive l'usanza di "contare" gli arrosticini a fine cena come misura della soddisfazione del pasto. Cifre tipiche per un commensale adulto: 15 = pasto normale, 25 = abbondante, 40 = "memorabile".

L'arrosticino fuori d'Abruzzo

L'arrosticino è uscito dai confini regionali soprattutto dagli anni Novanta del Novecento, in coincidenza con il primo grande successo turistico dell'Abruzzo e con la diaspora abruzzese verso Roma e il nord Italia. Oggi si trova nei menu di moltissime trattorie e gastronomie del centro-nord, dai locali specializzati a Roma e Milano fino alle "spaccate-arrosticini" di paese. La qualità è molto variabile: spesso fuori Abruzzo si trovano spiedini "arrosticini-style" che usano carne di pollo, tacchino o maiale, mantengono solo il formato dello spiedino ma perdono l'identità ovina.

Una vera sagra dell'arrosticino esiste anche a Riano (Roma, 20 km a nord della capitale), giunta nel 2024 alla sua ottava edizione: è un esempio di come l'arrosticino sia ormai una "cittadinanza onoraria" extra-regionale, pur restando un prodotto identitariamente abruzzese.

Domande frequenti sull'arrosticino abruzzese

Qual è la differenza tra arrosticino e spiedino di carne?

L'arrosticino è un tipo specifico di spiedino: lunghezza ~30 cm, carne esclusivamente ovina (pecora, castrato, agnello o, nella variante Val Pescara, fegato), cubetti di circa 1 cm alternati a grasso, cottura su fornacella a brace di carbone, condimento solo sale. Tutti gli spiedini con caratteristiche diverse (lunghezze diverse, carni miste o non ovine, marinature) sono spiedini di carne ma non arrosticini in senso tradizionale.

L'arrosticino è agnello o pecora?

Tradizionalmente è di pecora adulta, idealmente non più produttiva, dei tagli anteriori. Nella versione moderna è anche di castrato (maschio adulto castrato), che dà più tenerezza. L'agnello è una scelta più recente, soprattutto per il mercato gourmet e per i consumatori che preferiscono sapori più delicati.

Gli arrosticini abruzzesi sono IGP?

No, non ancora. Sono Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) italiano da molti anni, ma il marchio europeo IGP è ancora in fase istruttoria al MASAF. Nel marzo 2025 la Regione Abruzzo ha deciso di perseguire in parallelo anche il marchio DOP (carne esclusivamente abruzzese), che è considerato il riconoscimento più tutelante per gli allevatori locali.

Quanti arrosticini si mangiano a testa?

Dipende dall'appetito e dall'occasione. Un pasto normale per un adulto: 15-20. Un pasto abbondante: 25-30. Una serata "memorabile" con amici e vino: 40+. Le sagre offrono spesso ordinazioni a peso o a porzione (es. "porzione da 10" o "porzione da 20").

Quanto costano in media?

I prezzi al dettaglio variano tra 0,40 € (industriale supermercato) e 2,50 € (artigianale di alta qualità) a spiedino. Nei ristoranti, una porzione standard di 10 arrosticini costa tra 8 e 15 €. Nelle sagre, i prezzi sono in genere molto democratici: 5-8 € per 10 arrosticini.

Si possono congelare?

Sì, gli arrosticini si possono congelare crudi (durata circa 3-6 mesi a -18°C) e poi cotti direttamente da congelato (con tempi di cottura leggermente più lunghi). La qualità del prodotto congelato è inferiore al fresco, ma accettabile. Molti arrosticinifici vendono pacchetti surgelati per spedizioni a domicilio in tutta Italia.

Esistono arrosticini vegetariani o vegani?

Esistono interpretazioni "arrosticino-style" vegetariane e vegane (con seitan, tofu, verdure grigliate, formaggi), prodotte soprattutto da rivendite gourmet e in alcuni festival vegan. Non sono però arrosticini in senso tradizionale: l'arrosticino è per definizione di carne ovina. Per chi non mangia carne, la migliore alternativa "spirituale" sono i tradizionali peperoni arrostiti e la caciotta abruzzese alla brace, che riproducono il rito conviviale dell'arrosticino con materie prime vegetali o lattiero-casearie.

Posso ordinarli online da spedire fuori regione?

Sì, molti arrosticinifici abruzzesi spediscono in tutta Italia (e in alcuni casi anche all'estero), con consegne refrigerate o congelate. I prezzi tipici di spedizione: 10-15 € per pacco da 100-200 arrosticini. La qualità della spedizione varia, ma alcuni produttori storici garantiscono prodotti freschi consegnati in 24-48 ore.

Mangia gli arrosticini con Stravagando

L'arrosticino non è solo un cibo: è un'esperienza culturale abruzzese. La differenza tra mangiare un arrosticino al supermercato e gustarne uno appena uscito dalla fornacella in una sagra di paese del Voltigno è la stessa che passa tra leggere un libro e viverne la storia. Per scoprirlo davvero, bisogna andare nei luoghi giusti, parlare con i pastori, frequentare le sagre, conoscere i macellai storici.

Stravagando è il marketplace italiano dedicato a queste esperienze: tour negli arrosticinifici storici del Voltigno, visite alle macellerie tradizionali, partecipazione a sagre dell'arrosticino con accesso privilegiato, corsi di preparazione tradizionale con macellai abruzzesi, percorsi enogastronomici "arrosticino + vino abruzzese" guidati da sommelier locali. Stiamo costruendo in queste settimane il nostro catalogo di esperienze gastronomiche in Abruzzo: nei prossimi mesi sarà possibile prenotare direttamente da qui.

Nel frattempo, se siete macellai, arrosticinifici, allevatori, ristoratori specializzati, organizzatori di sagre o produttori di carni ovine abruzzesi e volete entrare nel nostro circuito, scriveteci: cerchiamo proprio voi.

E se siete viaggiatori, iscrivetevi alla newsletter di Stravagando: vi avviseremo non appena le prime esperienze sugli arrosticini saranno prenotabili online — con prezzi trasparenti, host certificati e una curatela editoriale che vi promettiamo diversa da quella dei grandi marketplace generalisti.

Buon viaggio.

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